Ospedale, Cento: «Pretendiamo di farci ricevere dal presidente della Repubblica»

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Domenico Cento

Riceviamo e pubblichiamo:

il presidente del consiglio comunale Domenico Cento

GIOIA TAURO – Legittime le levate di scudi dei miracolati dell’azione antidemocratica e sconcertante portata avanti dai vari “imperatori” di Regione e Provincia e di “servizievoli” assessori, consiglieri e Rup, che hanno tutti lavorato “di gran (s)concerto” per ribaltare la decisione contenuta nell’unico documento valido e democratico adottato dai Sindaci di 22 comuni su 26 votanti. Documento che, purtroppo per gli attori della “combine” non appare da nessuna parte nel dossier della pratica. Ciò ha dell’incredibile e dell’inquietante in un Paese democratico.

Perché è stato sottratto alla pratica – ma forse i vari “imperatori” non lo sanno – un documento molto importante. Ed è proprio come se i veri rappresentanti del popolo non avessero mai tenuto quella famosa riunione della Conferenza dei Sindaci del 2007 per dire dove dovesse essere realizzato quell’ospedale che per il Governo centrale doveva essere unico e, purtroppo, unico non è, per addivenire ad una spartizione altrettanto strana ed inquietante finalizzata ad accontentare due campanili periferici”.

E’ poi molto strano, in atto, il persistere nel fare scoppiare l’ospedale periferico e fuori norma anche sismica di Polistena, tenendo sotto scacco e “inferiore di grado” (qualcuno poi ci spiegherà il perché) la struttura moderna, strategica e centrale di Gioia Tauro, dove si continua a tentare di portare a termine l’azione di completa spoliazione (nessuno ha mai detto a governatori ed Asp che può essere anche sopraelevato, ampliato, allargato e allungato). E perché, ad ospedale chiuso, si continua a tenere radiologia e la camera iperbarica a Palmi, quando sarebbe stato giusto e logico, in attesa dell’ospedale unico(?), rafforzare il “Giovanni XXIII”, primo ed immediato presidio salvavita della possente “polveriera infortunistica” portuale ed industriale con migliaia di lavoratori seriamente in pericolo.

Per queste ed altre ragioni che rappresentano “uno scandalo di proporzioni internazionali ed un gravissimo sopruso alle regole democratiche” che vanno sostenute e difese in primo luogo dai governatori, da quei governatori che evitino la tentazione di vestire i panni degli imperatori, pretendiamo di farci ricevere dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio, dai Ministri competenti (Salute e Giustizia) e dalla Magistratura. Per renderli edotti di come si è costruito il “castello delle menzogne”, mettendo sotto i piedi 22 fasce tricolori di 22 sindaci della Piana, da chi, come e in qual modo è stato tolto il vincolo del terreno dell’Istituto Agrario, delle spese fin qui sostenute a carico dei contribuenti e di tante altre cose, come il “campanilismo”.

Uno slogan largamente abusato quando a chiedere il rispetto delle regole democratiche è la città di Gioia Tauro. La città che – ma forse il Direttore Generale dell’Asp Squillacioti che è tutta dedita al completamento della distruzione del Giovanni XXIII e va avanti come una ruspa senza ricevere ed ascoltare nessuno – ha accolto, calati o non calati dall’alto, mostri ed ecomostri a danno dei cittadini e dei lavoratori di cui tutti, in Calabria ed Italia, avrebbero il dovere di tener conto.

Il Presidente
del Consiglio comunale di Gioia Tauro
Domenico Cento