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Nazionale/ A Rizziconi per dare un calcio alla mafia

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RIZZICONI – Minacciava di piovere quest’oggi su Rizziconi, e la pioggia rischiava di rovinare la grande festa alla Nazionale. Ma perfino il tempo è stato clemente e così, l’aria frizzantina tipica del mese di novembre e un pallido sole che ogni tanto faceva capolino dalle nuvole, hanno fatto da cornice a questa indimenticabile giornata per la città di Rizziconi. Un calcio al pallone per dare “un calcio al pizzo e un calcio alle mafie” il tema di questa giornata in cui gli Azzurri (guarda la galleria fotografica) hanno voluto dare un segnale forte alla criminalità organizzata, venendo ad allenarsi in un campo confiscato diversi anni fa ad una delle famiglie di mafia più potenti della Piana.

Rizziconi è in festa da questa mattina presto. Per strada la gente sorride e si affretta per cercare di arrivare il prima possibile al campo.

Il servizio d’ordine è imponente, le vie d’accesso al campo sono blindatissime, con pattuglie di Polizia e Carabinieri ovunque; gli elicotteri sorvolano il cielo  per garantire la sicurezza.

Dalle dieci e trenta iniziano ad arrivare i ragazzi della giovanile della Rizziconese e gli alunni delle scuole con i cappellini tricolore in testa e le foto dei loro beniamini in mano. Con pazienza attendono l’arrivo della Nazionale di calcio, prevista per le dodici e trenta.
E proprio a quell’ora dagli spalti si leva un coro di ovazione: il pullman con a bordo gli Azzurri ha appena varcato il cancello del campo di calcetto.

Inizia la festa, iniziano le emozioni per i piccoli tifosi che affollano le tribune a lato del campetto. Il tricolore sventola ovunque. «Notti magiche, inseguendo un goal», cantano tutti in coro gli allievi della scuola calcio di Rizziconi, in attesa di vedere i loro beniamini scendere in campo.
Qualche minuto ancora d’attesa, poi all’una in punto eccoli arrivare: c’è capitan Buffon, Marchisio, Balotelli. C’è Mitra-Matri, il Pazzo Pazzini, Balzaretti, Maggio, Pirlo. Il ct Cesare Prandelli ed il calabrese puro sangue Rino Ringhio Gattuso. Ci sono tutti.

Quando inizia il torneo, il campo di Rizziconi si trasforma improvvisamente in uno stadio: cori, incitamenti ai giocatori, grida di gioia.
Rosa contro bianchi la prima partitella, arancioni contro gialli la seconda, ma al di là dei colori e del risultato finale (a proposito, solo per la cronaca vincerà il torneo la squadra arancione), è il significato di questa giornata a dover essere raccontato.
Non un allenamento qualsiasi, non una giornata di sport come altre ma un modo diverso di scendere in campo.

Lo sport quest’oggi è salito in cattedra, per insegnare alle giovani generazioni che la mafia può essere sconfitta anche con un calcio al pallone, che è la cultura, sono le azioni sane a far crescere una società in maniera civile e retta.

E a lei, al male della nostra società, nostra non in quanto calabresi ma italiani, perché, lo ha ricordato don Luigi Ciotti (guarda il suo intervento), la mafia è in tutta Italia, la giornata di oggi sembra aver voluto dire «tu non ci fai paura».

La mafia è forte, ma la gente sana dai sani principi, è più forte.

Viviana Minasi

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