HomeSocietàL'Ordine dei commercialisti di Palmi a confronto su antiriciclaggio e operazioni sospette

L’Ordine dei commercialisti di Palmi a confronto su antiriciclaggio e operazioni sospette

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«Occorre attuare delle sinergie con il territorio, in modo che gli accertamenti eseguiti dagli uffici giudiziari non siano un elenco calato dall’alto: solo formando squadra potremo riuscire ad ottenere risultati nel difficile contesto in cui ci troviamo ad operare».

È il passaggio cardine dell’intervento del Procuratore capo della Procura della Repubblica di Palmi, Emanuele Crescenti che, ieri pomeriggio, ha partecipato al convegno organizzato dall’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Palmi, presso la propria sede di via Mascagni, in collaborazione con Opera Professioni e il Gruppo 24 Ore, sul tema dell’antiriciclaggio e sulla segnalazione delle operazioni sospette da parte dei professionisti. Crescenti ha poi evidenziato che la segnalazione di per sé non è una denuncia ma un’operazione propedeutica alla verifica che, anzi, si pone quasi in antitesi con l’attività giudiziaria che non si muove mai sul sospetto ma sulla certezza, sull’aspetto probatorio.

Insieme a lui, al tavolo dei relatori dell’incontro, valido per la formazione professionale continua programmata dal Consiglio dell’Ordine, il Tenente Colonnello Danilo Persano, comandante del gruppo della Guardia di Finanza di Gioia Tauro; il presidente ODCEC di Palmi, Luciano Fedele; Antonio Repaci, consigliere nazionale CNDCEC; Annalisa De Vivo, dottore commercialista di Salerno, che ha illustrato “le novità normative” soffermandosi sul “registro dei titolari effettivi” e Antonio Valentini, avvocato esperto in Compliance – Founder Opera Proessioni Srl che ha relazionato sulla “segnalazione di operazioni sospette e gli adempimenti conseguenziali”.

Tra il pubblico, commercialisti, direttori di banca, avvocati, sottoufficiali della GdF.

«Noi professionisti – ha evidenziato il presidente Fedele aprendo i lavori – siamo impegnati in prima linea, anche al fianco delle imprese in difficoltà, e chiamati ad adottare misure idonee per intercettare eventuali disfunzioni in quelle operazioni che passano sotto ai nostri occhi. È una sfida obbligata che abbiamo colto con attenzione e spirito collaborativo ma, in questo quadro, si rende ancor più necessaria una preparazione adeguata e costantemente aggiornata per poter cogliere le anomalie e reagire segnalandole agli organi preposti. Sarebbe auspicabile un cambiamento normativo che chiarisca meglio il nostro ruolo di professionisti e lo adegui alle capacità dei singoli e alle risorse che possono impiegarsi nello svolgimento di tali funzioni».

Punto di snodo dell’attività di controllo sull’antiriciclaggio è infatti la segnalazione di operazione sospette da parte del professionista, chiamato a soppesare il sospetto che d’altronde non è informazione certa ma un dubbio.

Ne ha parlato il consigliere nazionale Repaci: «spesso, nella nostra attività quotidiana – ha detto – non riusciamo a comprendere alcune posizioni che esulano dal nostro percorso di studi e formativo. E questo è un problema: ecco che diventa fondamentale la collaborazione con gli uffici di Procura e la GdF».

Da parte sua, il colonnello Persano si è soffermato a lungo sull’importanza di un rapporto di fiducia e trasparenza tra professionisti e GdF, alla base per operare tutti dalla parte della legalità. «Comprendo le difficoltà del professionista che opera in un territorio caratterizzato da dinamiche vicine ad ambienti criminali – ha rimarcato- anche per questo il legislatore ha inasprito le pene per coloro i quali non garantiscono l’anonimato del segnalante.

L’atteggiamento giusto verso il cliente sospetto è di cautela ma gli alert aiutano tantissimo: se gli istituti bancari hanno la forza per poter strutturare degli alert automatizzati, il professionista, pur non avendo la stessa capacità economica d’investimento, può però basarsi sulla conoscenza del cliente». Persano ha infine snocciolato alcuni dati: 138mila 482 le segnalazioni antiriciclaggio pervenute all’Uif nel 2021; pervenute per il 45% dal Nord Italia; il Sud contribuisce per circa il 20% e le isole con l’8%. Solo il 3,58% delle segnalazioni sono arrivate dai professionisti.

«Evidentemente, – ha concluso Persano – non si è ancora instaurato quel rapporto di fiducia. Ciò ci dà la misura della strada che bisogna fare».

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