L’Associazione Philene ricorda la battaglia di Greta: “Un peso invisibile agli occhi del mondo”

"Stigmatizzare il malessere psicologico un atto di profonda ignoranza"

0
23

Ad un mese dalla tragica scomparsa della giovane architetta polistenese Greta Scali l’Associazione culturale Philene di Cittanova ha voluto ricordarla con un pensiero toccante e profondo finalizzato anche ad offrire uno spunto di riflessione a quanti, forse troppo frettolosamente, hanno espresso, su questa vicenda, valutazioni approssimative.

“In questi giorni abbiamo notato diversi messaggi di solidarietà, ma purtroppo anche letto e sentito commenti superficiali che non rendono onore alla meravigliosa anima di Greta. Greta stava mettendo tutto il suo impegno a combattere contro il male che la attanagliava, la depressione; ma Greta non era solo questo” recita la nota, ricordando le equilibrate qualità di una splendida e capace ragazza strappata alla vita troppo presto e con molto dolore.

“Greta stava lottando con coraggio, da alcuni mesi, contro questo suo malessere, cercando di dargli un nome. Aveva intrapreso un percorso terapeutico, era circondata dall’amore e dall’affetto dei suoi cari, dei suoi amici; Greta stessa sapeva cosa “poteva nutrire” la sua malattia, ma con determinazione, fermezza e volontà era intenzionata a combattere con tutte le sue forze” tornando a bacchettare “questa parte della società contemporanea, che crede nella religione del superficiale – che – non ha saputo tacere dinanzi a una tragedia simile, lanciandosi nella produzione di leggerezze che non solo non hanno accompagnato il dolore dei suoi cari, ma soprattutto hanno sfregiato l’immagine della bellissima donna che Greta era”.

Una giovane ragazza che, seppur ostaggio del malessere di cui era conscia, si era impegnata in una battaglia a viso aperto avendo deciso “di guardare il suo dolore in faccia, di affrontarlo, senza scappare” senza sconti ma con tanto coraggio. “Stigmatizzare ancora oggi, nel 2026, il malessere psicologico, non è altro che un atto di profonda ignoranza, di becera superficialità. Doveroso e coraggioso è invece la pratica del guardarsi dentro, conoscendo sé stessi” prosegue la riflessione dell’Associazione, illustrando la complessità di una indagine introspettiva costruita su dubbi, interrogativi e travagli interiori che comportano, molte volte, “un peso che resta e resterà sempre invisibile agli occhi del mondo”.

“Non giudicate il dolore degli altri, non cercatene delle spiegazioni, soprattutto se banali e fuori luogo. Arrivare a ritenere deboli delle persone più fragili, più sensibili dovrebbe farci riflettere molto sulla società in cui viviamo, e che stiamo costruendo. Piuttosto siate gentili, sempre” è stata, infine, la chiosa conclusiva che fa memoria di una immatura perdita ancora difficile da metabolizzare.