La storia di Domenico: solo e con la casa invasa dai rifiuti

Domenico Borgese
Domenico Borgese

GIOIA TAURO – Ha perso il padre il 28 aprile del 2001 e da allora prova a colmare quel vuoto raccogliendo tutto ciò che trova vicino ai cassonetti della spazzatura.

Dopo dodici anni ha accumulato cosi tanta roba da non riuscire più ad entrare nel suo appartamento di oltre cento metri quadri e ad accedere al terrazzo della stessa dimensione. Tutti gli ambienti sono invasi da ogni tipo di cianfrusaglia.

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Il protagonista di questa storia è Domenico Borgese, un sessantunenne che da circa quindici anni abita in un appartamento a Gioia Tauro, a pochi metri dalla stazione ferroviaria.

dentro l'appartamento
Domenico ha bisogno di aiuto, non ha un lavoro, non ha alcuna tutela e da qualche giorno non può rientrare in casa. E’ troppo piena e non riesce ad aprire neanche la porta.

Ieri hanno provato a effettuare un sopralluogo i vigili urbani insieme al responsabile dell’Ufficio sanitario e all’ispettore di Igiene. Anche loro si sono dovuti però fermare sul pianerottolo e prendere atto delle pericolosità della situazione, dal punto di vista igienico sanitario e anche strutturale. L’eccessivo carico di rifiuti rischia infatti di compromettere la stabilità dell’edificio.

Ombrelli, elettrodomestici rotti, abiti usati, scatole, valigie, vecchi mobili, Borgese non butta niente e pensa che tutto possa trovare nuova vita. Raccogliere tutto ciò che trovava all’inizio era un insolito passatempo ma col passare del tempo si è trasformato in un’ossessione.

Domenico ha fatto il camionista e l’imbianchino per tanti anni a Milano dove viveva insieme ai suoi genitori. Dopo la morte della madre ha dedicato gran parte della sua giornata al papà che cominciava a patire gli acciacchi della vecchiaia. A metà degli anni novanta con l’aggravarsi della malattia del genitore, ha deciso di lasciare il lavoro e di trasferirsi a Palmi dove aveva una vecchia casa e alcuni parenti. Qualche anno dopo si è trasferito a Gioia.

Nel 2001 il papà è morto e nella testa di Domenico qualcosa è cambiato. I lavori da imbianchino sono diventati sempre più occasionali fino a sparire e lui ha iniziato a raccogliere tutto ciò che trova sulla sua strada.

«So che ho troppa roba in caso – ci ha confessato – e so che pian piano devo eliminare tutto. Però ho bisogno di essere aiutato. Sono un uomo solo, senza nessuno, senza lavoro e senza un posto dove dormire. I servizi sociali continuano a ignorarmi anche se a me basterebbe davvero poco per andare avanti».

Domenico vive grazie all’aiuto di tanta brava gente che gli da una mano, lo invita a pranzo e gli fa guadagnare qualcosa in cambio di piccoli lavoretti. Pranza quasi sempre in ospedale e cena alla mensa dell’Alaga.

Non tutti in città hanno purtroppo la stessa sensibilità: «Quando cammino per strada vengo continuamente insultato. Mi chiamano spazzatura o “botta i sangu”. Ogni insulto che ricevo è per me una grande umiliazione. Voglio andare via da Gioia Tauro»

Quella di Domenico è la storia di una persona rimasta sola, bisognosa di affetto e di supporto psicologico e che deve invece scontrarsi quotidianamente con la superficialità e la durezza che caratterizzano i nostri giorni.

Lucio Rodinò