La sentenza “copia e incolla” che condanna Agostino Pantano

Il giornalista e il suo avvocato hanno annunciato il ricorso in Appello

Agostino Pantano
Agostino Pantano

Riceviamo e pubblichiamo:

Un copia-incolla generalizzato, ma con errori, e una diffamazione a mezzo stampa che però non è affatto spiegata: è assai amaro ciò che si scopre dopo la lettura della sentenza con cui la sezione Civile del Tribunale di Palmi, in Calabria, ha condannato il giornalista Agostino Pantano al pagamento di un risarcimento danni per 50.000 euro+5.900 euro per spese di lite.

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La giudice onorario, chiamata a valutare una richiesta risarcitoria per 6 articoli scritti nel 2015 sul giornale Cronache del Garantista, si è rifatta in modo troppo evidente ad un precedente caso da lei stessa trattato – che riguardava una testata giornalistica e un giornalista diversi – finendo col confondere nel secondo testo nomi di persone, fattispecie giuridica e sostantivi: il risultato è stato una seconda sentenza di condanna pressoché in fotocopia “che – spiega il legale di Pantano, Salvino Galluzzo – ha anche un evidentissimo difetto di motivazione, perché non si dice quali articoli o quali parti di articoli il Giudice abbia considerato diffamatori”.

Il confronto fra le due sentenze dà un risultato sorprendente: in una occasione, anziché nominare Pantano quale estensore degli articoli incriminati, si cita con nome e cognome l’altro giornalista che era stato giudicato e pure lui condannato, nel maggio scorso; si nota poi un refuso quando la doglianza oggetto di causa si fa discendere da un solo “articolo”, e non dai 6 scritti da Pantano e citati negli atti; e infine il Giudice erroneamente riferisce che la linea difensiva di Pantano aveva individuato quale esimente “un fatto riportato da altri”, circostanza mai emersa nel processo, e invece presente nell’altro giudizio trattato sempre dallo stesso Giudice.

Insomma, una condanna pesante senza un motivato fondamento, viziata da travisamenti e sovrapposizioni.
Nei fatti, il processo ha confermato che la famiglia di un consigliere di maggioranza, nel 2005, ha acquistato e rivenduto un immobile (l’ex cinema Argo che doveva diventare un centro commerciale) a prezzo maggiorato al Comune di Rosarno (rc); che il Comune successivamente ha dovuto demolire l’immobile acquistato, in quanto inadeguato dal punto di vista strutturale; che il consigliere comunale non si era astenuto nella delibera che autorizzava la variazione di bilancio propedeutica all’acquisto avvenuto con rogito notarile firmato personalmente dal sindaco.

Il diritto di cronaca è stato giudicato e punito da un dispositivo che, nel caso che riguarda Pantano, consta di 11 pagine e nella sostanza si esplica lungo 335 righe, ben 237 delle quali sono copiate parola per parola – errori compresi – dal precedente pronunciamento che presenta uguali caratteri grafici e identica impaginazione.

La causa in cui è stato condannato Pantano era stata promossa dall’ex sindaco di Rosarno, Giacomo Francesco Saccomanno, un consigliere comunale della sua maggioranza, Domenico Garruzzo, e suo fratello Giovanni. Nella causa oltre a Pantano sono stati condannati, in contumacia e al pagamento in solido, anche il direttore Piero Sansonetti e la cooperativa Giornalisti Indipendenti, che pubblicava Cronache del Garantista, giornale che non è più in edicola dopo il fallimento decretato dal Tribunale di Roma.

Secondo quanto deciso dal Tribunale di Palmi, Pantano che ad oggi è il solo costituito in giudizio, è stato condannato da solo anche al “pagamento in favore dell’attore della somma di 500 euro per ogni articolo”, e anche questa espressione utilizzata in sentenza apre il campo a parecchi dubbi e misteri – anche questi frutto del copia/incolla sbagliato – visto che la sua controparte era composta da 3 attori e non uno, non si spiega chi avrebbe diritto e a quanto, e non è specificato quanti dei sei servizi effettivamente siano considerati diffamatori e per i quali quindi il giornalista dovrebbe pagare.

“A parte la modalità della condanna e di una sentenza in cui le mie ragioni vengono richiamate in maniera didascalica e macchiettistica – dichiara Pantano – fa parecchio riflettere la pesante punizione decisa senza alcun calcolo razionale del danno presunto e della tiratura tutto sommato limitata della Testata. Una sentenza con pagamento a forfait, della quale informerò ufficialmente il presidente del Tribunale per le opportune valutazioni su queste troppo evidenti sbavature che a me sembrano un vero e proprio attentato alle libertà di tutti i cittadini”.

La causa per gli articoli di Pantano era stata in passato al centro di una denuncia pubblica del Sindacato dei giornalisti, che attraverso le prese di posizione del segretario generale aggiunto della Fnsi, Carlo Parisi, aveva criticato la richiesta risarcitoria sproporzionata fatta dai tre attori, 500.000 euro, e il linguaggio usato in una citazione in cui il cronista veniva definito “killer su commissione” e accusato di “meschineria”, motivi che avevano spinto la difesa del giornalista a far riconoscere la temerarietà della causa considerata una vera e propria intimidazione contro la libertà di stampa.

Il giornalista e il suo avvocato hanno annunciato che contro la sentenza verrà proposto ricorso in Appello.

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