La Piana si è confrontata sulla crisi del porto durante il consiglio comunale a Gioia Tauro

GIOIA TAURO – Rifiuto della mobilità per i dipendenti, adozione di misure per favorire la competitività e la richiesta di un tavolo istituzionale a Roma per inserire la crisi del porto di Gioia tra le priorità dell’agenda nazionale. Questi i punti cardine della bozza del documento proposta ieri dall’amministrazione gioiese, al termine del consiglio comunale aperto, convocato per affrontare le problematiche del Porto. Il documento prima di essere definitivamente redatto sarà integrato con i contributi emersi nel corso dell’assemblea(Guarda la Galleria Fotografica).

Al consiglio, durato quasi cinque ore, non erano presenti i dirigenti della Mct e gli esponenti della Giunta della Regione Calabria di cui si è fatto portavoce Luigi Fedele: «Da parte della Giunta c’è grande attenzione. – ha esordito il vicepresidente del consiglio regionale – Non abbasseremo la guardia, dobbiamo difendere i lavoratori a oltranza. Mct aveva prospettato l’aumento dei volumi di traffico a Gioia e nel giro di 15 giorni ha stravolto le carte in tavola annunciando l’abbandono di Maersk. Dobbiamo essere compatti – ha concluso Fedele – e andare a Roma con le idee chiare perché in questo momento grazie a Scopelliti abbiamo maggiore autorevolezza rispetto al passato».

Il primo a lanciare l’appello all’unità è stato il presidente dell’assemblea gioiese Domenico Cento, seguito subito da Anna Maria Stanganelli che pur facendo parte del Pdl ha spinto il sindaco a «esigere di essere presente ai tavoli che contano» e si è detta pronta a lasciare il partito «nel caso in cui dal governo non dovessero arrivare le giuste risposte sulla questione del Porto».

Per il capogruppo del Pdl Umberto Pirilli «è necessario organizzare un blocco di protesta, rendere il porto polifunzionale» e partire dal presupposto che «se Contship dovesse andar via arriverebbero tante altre compagnie». Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere provinciale Rocco Sciarrone secondo cui Mct «dovrebbe liberare una percentuale di banchina pari alla percentuale dei licenziamenti che ha preannunciato». Per l’altro consigliere provinciale del collegio di Gioia, Raffaele D’Agostino «la priorità è salvare tutti i posti di lavoro».

I sindacati hanno ribadito la loro contrarietà alla mobilità che è «l’anticamera del licenziamento». Per Carmelo Cozza del Sul «è necessario agire su due fronti, quello dell’emergenza con tutti gli strumenti a disposizione e quello della programmazione». «Non lasciamo passare altro tempo – ha affermato il segretario regionale della Cgil Sergio Genco – è necessario costituire immediatamente il tavolo nazionale». Genco ha inoltre giudicato «molto grave» l’assenza della giunta regionale.
Il segretario dell’autorità portuale Salvatore Silvestri ha invitato tutte le parti in causa a unirsi usando una metafora calcistica «facciamo parte della stessa squadra, Mct è la nostra punta di diamante, il giocatore con l’ingaggio più alto e deve giocare con noi».
Non usa giri di parole l’ex sottosegretario al Porto Sergio Laganà «E’ inutile fare passerella e dire cazzate – ha affermato – Nel piano nazionale della logistica e nella bozza del piano del sud non c’è una sola parola sul Porto di Gioia Tauro. Con un solo pronunciamento del Ministero si potrebbero abbattere le accise». Molto deciso anche l’intervento di Giuseppe Pedà che ha definito la crisi del porto «una bomba sociale pronta a esplodere» ha definito il governo nazionale «a conduzione nordista» e ha invitato Mct «a restituire parte della banchina ai calabresi se non è in grado di gestirla».
Sull’interesse per la logistica da parte di Mct ha espresso dei dubbi Gualtiero Tarantino, «non vorrei – ha detto l’imprenditore gioiese – che fosse solo un pretesto per parcheggiare 300 persone».

Hanno inoltre preso la parola, tra gli altri, il parlamentare dell’Udc Mario Tassone, il consigliere regionale Candeloro Imbalzano, il segretario regionale della Fit- Cisl Annibale Fiorenza, il segretario provinciale della Uil Pino Zito, il sindaco di Cittanova Sandro Cannatà, Salvatore La Rocca della Cgil, l’imprenditore Rocco Nicoletta, Cosimo Altomonte e Totò Castellano.

Lucio Rodinò