Riceviamo e pubblichiamo:

1. Rifugio dei Tedeschi
2. Resti di fondamenta con “opus murarium” di un Lazzaretto.
Nel primo caso si tratta di avamposto con sotterranei e postazione camuffata di avvistamento, mentre nel secondo di una costruzione adibita a quarantena da peste o da altre malattie infettive rilevante per la storia della medicina.
Lo storico Dott. Edoardo Macino a questo proposito è categorico: “durante la seconda guerra mondiale – come egli dice – furono costruiti diversi “buncher” seminterrati in prossimità delle spiagge e in zone ritenute strategiche, a difesa di eventuali attacchi aerei o navali, che andrebbero recuperati a futura memoria storica. A Gioia Tauro uno era collocato nella zona del lazzaretto e un altro vicino ai piloni dei ponti delle ferrovie. Da ragazzi ci incuriosivamo tanto da visitarli durante le passeggiate scolastiche. La rete “a difesa permanente” sulla costa calabrese prevedeva postazioni per la protezione attiva con artiglieria contraerea.
Queste postazioni erano dotate di sistemi di collegamenti radiotelegrafici. Il primo era quello di sventare eventuali colpi di mano, impedire alle truppe di primo sbarco di mettere piede a terra, arginare l’avanzata fino all’arrivo delle masse mobili di manovra, difendere i ponti ferroviari e le vie di comunicazione strategica. Queste fortificazioni comunque non impedirono lo sbarco alleato e neppure il bombardamento dei ponti”.
Al parere dello storico Macino si aggiunge il nostro diretto all’opinione pubblica e alla Civica Amministrazione gioiese affinchè questi avamposti (il Rifugio e le fondamenta del Lazzaretto) siano preservati a futura memoria storica con apposita recinzione perchè le giovani generazioni ritrovino dal passato il testimone storico e lo trasmettano di là da venire in quanto non ci può essere futuro senza valorizzazione del passato e del presente.
Filippo Marino – cittadino onorario di Gioia Tauro





