Gioia: In duemila hanno chiesto verità e giustizia per Fabrizio Pioli

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GIOIA TAURO – Al silenzio dei pochi che non hanno fornito elementi utili al ritrovamento di Fabrizio Pioli, ha risposto ieri la comunità della Piana che ha deciso di scendere ancora una volta in strada in nome di Fabrizio, a un mese esatto dalla sua scomparsa.

C’erano i sindaci, i parlamentari, i consiglieri provinciali, le associazioni, le parrocchie, le associazioni di categoria, i sindacati e i singoli cittadini. Circa due mila persone hanno sfilato silenziosamente per le vie di Gioia Tauro fino a Piazza Municipio per dire no alla violenza e per chiedere ancora una volta a chiunque sappia qualcosa di farsi avanti per aiutare le forze di polizia che da settimane setacciano le campagne della Piana alla ricerca di Fabrizio.

«Faccio un appello a tutte le persone coinvolte – ha detto visibilmente emozionato il sindaco di Melicucco Francesco Nicolaci – a tutte le persone di Melicucco che sanno qualcosa affinchè facciano il necessario per ridare dignità ai morti e speranza ai vivi. Quello della famiglia Pioli è un dramma collettivo e noi stiamo dalla parte della verità».

Si è rivolta alle mamme la presidente dell’associazioni Kairòs Milena Marvasi Panunzio «alle mamme omertose – ha detto – a quelle che riescono a nascondere queste cose, chi sa parli e dia un pò di pace a una famiglia così martoriata».

Appelli accorati sono partiti anche da Annalisa Loconsole vicepresidente Puglia dell’associazione Penelope, da Caterina Provenzano presidente dell’Adic, da Don Francesco Laruffa, da don Pasquale Galatà, da don Gianni Gentile, dal segretario generale della Cgil della Piana di Gioia Tauro, Antonio Maria Calogero, dall’assessore comunale di Rosarno Francesco Bonelli, dal consigliere provinciale Rocco Sciarrone e dal sindaco di Gioia Tauro Renato Bellofiore.

«Grazie a voi ragazzi di Gioia Tauro – ha detto don Pino De Masi – che per la prima volta state scrivendo pagine importanti, vi siete lasciati alle spalle il silenzio, la rassegnazione e a testa alta e con la schiena dritta state dicendo a noi adulti che dobbiamo voltare pagina. Lo fate – ha proseguito – in nome di un vostro amico che certamente ha pagato più di tutti».

«Se c’è qualcuno che se ne deve andare da questo territorio – ha detto il referente di Libera – sono coloro che ancora continuano a dire di essere uomini di onore e di rispetto, ma sono invece uomini del disonore se continuano a compiere questi gesti e a calpestare la vita e non sentono neanche il bisogno di dire come stanno le cose. A Queste persone – ha detto anconra don Pino – dico con chiarezza cambiate testa, diteci come stanno le cose, dite la verità perché questo territorio ha diritto e bisogno di verità. Nel nome di Dio e dell’uomo rappresentato da Fabrizio io dico a queste persone: mandateci un messaggio fateci sapere».

Infine il sacerdote si è rivolto al ministro dell’Interno chiedendo l’invio di maggiori uomini e mezzi, in modo che le forze di polizia «possano chiudere questo episodio in modo dignitoso».

Lucio Rodinò