Ferrarini, il grande assente

Un racconto di Annamaria Calderazzo

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«Giovannini! Non si dimentichi che l’anno prossimo mi aspetto da lei un esame di maturità eccellente».

Cicciottello, con sguardo curioso e un naso rosso come fosse ubriaco, il prof. Ferrarini, di Lettere e Latino, concludeva la sua carriera scolastica presso il liceo Classico sperando che noi ragazzi, l’anno successivo, avremmo affrontato gli studi con dedizione ed impegno per arrivare alla tanto agognata maturità.

Peccato che il caro professore ci lasciò poco prima degli esami.

Era da poco passata la tempesta del ’68: la maturità consisteva in due prove scritte ed un colloquio su due materie, di cui una a scelta dal candidato ed un voto finale in sessantesimi. Finalmente, l’accesso all’università era stato liberalizzato: ovviamente per chi, nonostante tutto, poteva permettersela.

Mi ritornano in mente spesso, le sue sante parole: «Ragazzi, studiate ora, perché poi arriverà il tempo del lavoro e della famiglia. Non pensate solo al divertimento. Da grandi vi ricorderete del vecchio prof. Ferrarini che tanto odiavate per le versioni di latino e greco».

Già! Il tempo del lavoro e della famiglia non tardò ad arrivare.

Ernesto, della terza fila, si sposò per primo con Fabiana ed ebbero subito un pargoletto; Lidia proseguì l’università a Firenze ma rimase incinta al terzo anno e dovette lasciare per dedicarsi alla famiglia; Riccardi, il figlio del Preside, non ebbe mai la passione per lo studio ed avviò subito un’attività commerciale in centro – mi pare articoli per la casa – sposò la figlia della prof.ssa De Ferraris, di inglese, e diventò padre di due gemelli.  Gli inseparabili Lollio, Giordani e Nerini proseguirono gli studi, conseguirono presto la laurea in Giurisprudenza e poi l’abilitazione forense: aprirono uno studio legale associato, come si direbbe oggi.

Chi c’era ancora? Claudia, Virginia, Betta e Livia! Che andarono a studiare tutte fuori.

E poi Giulia, la mia fidanzatina ai tempi del liceo.

La rividi con piacere molti anni dopo. Sempre col sorriso smagliante e accattivante, mi raccontò della sua nuova vita dopo aver lasciato il marito che le metteva le corna e, quasi quasi, aveva fatto riaffiorare in me quel senso di colpa, tipicamente maschile, per il mio tradimento di allora.

Tradimento… piuttosto scappatelle che però, sebbene fossero animate dalla leggerezza di quell’età, avevano distrutto il nostro bel rapporto di cui tutti conservavano un caro ricordo…perfino il prof. Ferrarini!

«Giulia è la donna perfetta per te, bella e saggia… non ti prender gioco di lei. Proviene da una nobile famiglia ed il padre ha molta stima di te», mi ripeteva Ferrarini.

Ma a quel tempo, la voglia di divertirsi e non avere legami duraturi mi aveva spinto a ferirla. Onestamente, fu l’unica Donna della mia vita. In seguito, le mie storie non durarono più di qualche mese.

Ricordo la maturità come un bel momento. Me la cavavo con il greco e per fortuna, quell’anno, al classico uscirono greco e fisica. Un godimento proprio.

Feci un gran bel figurone anche se l’assenza del Prof. Ferrarini ci scosse profondamente. L’anno prima, noi tutti confidavamo in un aiuto caloroso da parte sua per la maturità. Il timore di non essere ammessi, di venire bocciati, era in agguato e speravamo che la sua presenza fosse consolazione per tutti.

A distanza di anni, provo nostalgia per quei giorni eccitanti – preoccupanti ma vitali – della maturità e ripenso a lui, al prof. Ferrarini, che alla fine si prese gioco, lui, di noi, assentandosi per sempre.