Otto persone sono state arrestate questa mattina con l’accusa a vario titolo di associazione mafiosa (cosca di ‘ndrangheta Cianci-Maio-Hanoman operante a San Martino di Taurianova), estorsione ed intestazione fittizia di beni, aggravate dall’aver agevolato la cosca.
L’operazione è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, insieme agli investigatori della Squadra Mobile di Reggio Calabria e dei commissariati di Taurianova e Cittanova.
Sono stati arrestati:
Domenico Cianci, nato a Taurianova (RC) il 24.3.1947;
Concettina Gligora, nato a Taurianova (RC) il 9.2.1979;
Domenico Forgetti, nato a Taurianova (RC) il 14.5.1985;
Giuseppe Mavrici, nato a Taurianova (RC) il 29.12.1974;
Damiano Forgetti, nato a Taurianova (RC) il 14.5.1985;
Annunziato Chirico, nato a Taurianova (RC) l’1.5.1967.
Sono ai domiciliari:
Rachela Cianci, nata a Taurianova (RC) il 3.1.1945;
Damiano Cianci, nato a Taurianova (RC) il 14.7.1940.
L’indagine è partita all’indomani dell’inchiesta “Vecchia Guardia” che nel 2014 aveva colpito la cosca Cianci-Maio-Hanoman di San Martino di Taurianova (RC), guidata da Domenico Cianci, 71 anni. Dopo il suo arresto, l’indagine è proseguita attraverso le intercettazioni dei colloqui in carcere di quest’ultimo con i suoi familiari. Nonostante lo stato di detenzione, Domenico Cianci ha continuato ad impartire disposizioni per richiedere a proprietari terrieri, imprenditori e commercianti, il pagamento di somme di denaro e l’acquisizione di beni a titolo estorsivo.
L’esistenza e l’operatività della cosca Cianci-Maio-Hanoman è stata accertata in precedenti inchieste che hanno fotografato la spartizione del territorio di San Martino di Taurianova, conteso tra due famiglie, ovvero, Cianci e Zappia, che attualmente non risultano in conflitto.
Le persone coinvolte nell’operazione di oggi chiamata “Quieto vivere” sono appartenenti allo stretto nucleo familiare di Domenico Cianci. Questi ultimi, in particolare fratelli, generi e nipoti, proprio a causa dello stato di detenzione del boss, hanno preso le redini della cosca, rispondendo, però, agli ordini del vecchio capo famiglia.





