La vicenda giudiziaria di Matteo Costanza si chiude — almeno sul piano cautelare — con
un’affermazione netta della difesa: il 15 aprile 2026, il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha
annullato per carenza di gravità indiziaria l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a suo
carico, disponendo l’immediata liberazione dell’uomo. Un epilogo che corona un lungo e tenace
percorso difensivo condotto dagli avvocati Alessandro Diddi e Davide Vigna.
L’operazione “Millennium” e l’arresto in Spagna
Per comprendere la portata di questa vicenda occorre tornare al 21 maggio 2025, giorno in cui
scattò una delle più imponenti operazioni antimafia degli ultimi anni in Calabria. I Carabinieri del
Comando Provinciale di Reggio Calabria, supportati dal ROS, dallo Squadrone Eliportato
Cacciatori e dall’unità I-CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta) dello S.C.I.P., diedero
esecuzione a decine di misure cautelari nell’ambito dell’operazione “Millennium”, coordinata dalla
Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, interessando le province di Reggio Calabria,
Milano, Monza e Brianza, Pavia, Nuoro, Bologna, Cosenza, Catanzaro, Vibo Valentia, Roma,
Rimini, Verona, Agrigento e Torino, nonché diverse autorità giudiziarie Europee.
L’indagine, avviata nel 2018 e articolata in cinque procedimenti penali, aveva documentato l’attività
delle principali consorterie della ‘ndrangheta operanti nei tre mandamenti della provincia reggina —
centro, jonico e tirrenico — e aveva confermato la struttura unitaria dell’organizzazione, con la
cosiddetta “Provincia” quale organismo collegiale di raccordo tra i “locali” reggini e quelli attivi
fuori dalla Calabria. I reati contestati ai 97 indagati spaziavano dall’associazione mafiosa al traffico
internazionale di stupefacenti, fino allo scambio elettorale politico-mafioso e alla detenzione
illegale di armi.
Matteo Costanza, 52 anni, originario di Triggiano (Bari) ma da tempo residente in Spagna, fu tratto
in arresto all’estero su iniziativa del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Reggio Calabria
mediante l’attivazione dell’unità I-CAN che avviò le interlocuzioni con le autorità spagnole.
Localizzato in territorio iberico, fu arrestato dalla Policía Nacional e quindi estradato in Italia nel
luglio 2025. Su di lui gravava un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP
distrettuale di Reggio Calabria, per traffico internazionale di sostanze stupefacenti: secondo
l’accusa, Costanza sarebbe stato uno dei broker del narcotraffico internazionale, referente in Spagna
della cosca Barbaro “Castani” di Platì, e avrebbe gestito — attraverso la copertura di un’azienda di
commercio auto con sede a Malaga e grazie alla corruzione di funzionari doganali — l’importazione
in Europa di consistenti carichi di cocaina provenienti dal Sudamerica.
Il riesame respinto e il ricorso in Cassazione
Dopo l’estradizione, i difensori proposero immediatamente riesame avverso l’ordinanza cautelare. Il
Tribunale di Reggio Calabria, nell’agosto 2025, rigettò l’istanza, confermando la misura carceraria
applicata. La difesa non si arrese e ricorse alla Suprema Corte. Con sentenza del febbraio 2026, la
Cassazione accolse integralmente i motivi prospettati dagli avvocati Diddi e Vigna: annullò con
rinvio l’ordinanza di rigetto, trasmettendo gli atti al Tribunale di Reggio Calabria per un nuovo
esame che tenesse conto dei vizi rilevati in punto di valutazione degli indizi, ritenuta illogica là
dove aveva fondato il riconoscimento della gravità indiziaria per il delitto associativo contestato
all’imputato con ruolo di broker del narcotraffico internazionale e referente in Spagna di una cosca
di ‘ndrangheta.
La pronuncia del 15 aprile 2026
Il rinvio imposto dalla Cassazione ha prodotto il suo effetto naturale. Il Tribunale del Riesame di
Reggio Calabria, con provvedimento del 15 aprile 2026, ha recepito le censure della difesa,
riconoscendo la carenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato associativo ed annullando
l’ordinanza cautelare originaria con conseguente immediata scarcerazione di Matteo Costanza.
Si chiude così, dopo quasi undici mesi di detenzione carceraria, la fase cautelare di una vicenda che
si inserisce nel contesto processuale più ampio dell’operazione “Millennium”: un procedimento che
rimane tra i più rilevanti nell’attività antimafia della DDA di Reggio Calabria, ma che sul fronte
cautelare porta ora impresso il segno di una difesa capace di reggere — e vincere — il confronto
fino ai massimi gradi della giurisdizione.





