Dal Tartarin a Gioja bella, Gioja i focu

I due libri su Gioia Tauro scritti da Rocco Ruggiero

Sul finire del 2018 Rocco Ruggiero ha regalato alla città di Gioia Tauro due sue pubblicazioni, due piccole gemme che certamente hanno il pregio di restituire anche ai gioiesi più giovani un quadro brillante e alla stesso tempo reale di Gioia Tauro dei primi anni del novecento e degli anni ’50.

Il Tartarin Il primo libro è “Gioia Tauro 1905 – 1906, L’ordine pubblico nella cronaca del Tartarin”. Ed è una ricerca effettuata da Ruggiero con la voglia di sfatare la percezione che spesso si ha dei tempi che ci siamo lasciati alle spalle.

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Infatti nella prefazione l’autore ammette di voler raggiungere il risultato di modificare l’idea che «tanti giovani e non hanno del passato: una mitica età dell’oro, un ambiente incontaminato e puro abitato da un’umanità edenica, integra e incorrotta, banalmente idealizzata e distorta dal logoro luogo comune stancamente ripetuto “una volta, una volta…”, espressione – scrive ancora Ruggiero – con la quale intendere un tempo senza età, indeterminato e vago, come quello delle favole, dimentichi che il tempo della storia per essere tale deve essere circoscritto e delimitato». E per chiarire al meglio il proprio pensiero l’autore utilizza le parole di Steven Pinker, docente di Harward, che nel saggio il declino della violenza ha scritto: «ci siamo dimenticati di come il mondo fosse un mattatoio in cui ci si menava e ammazzava quotidianamente, senza che il sangue facesse nemmeno notizia».

La ricerca analizza gli articoli di cronaca del Tartarin, il primo giornale di Gioia Tauro, fondato e diretto nel 1905 dall’avvocato Vincenzo Silipigni. La violenza degli episodi riportati e gli appelli della redazione affinché ci fosse in città una maggiore presenza delle forze di polizia reinseriscono quel periodo storico in un contesto di verità.

Del Tartarin sono rimasti solo 45 numeri in pessimo stato di conservazione e sarebbe importante procedere a una ristampa anastatica che consenta alla città di non perdere questo preziosissimo patrimonio.

I racconti faceti Il secondo libro dell’artista gioiese si chiama Racconti faceti “Gioja bella, Gioja i focu.

«I “Racconti faceti” – scrive il professore Ruggiero – sono scampoli di memoria, infantili ricordi di un tempo e di un ambiente della “Gioja bella”, della “Gioia i focu” degli anni cinquanta: il Piano delle fosse, le pubbliche cantine, Piazza Municipio e la ‘Pescheria’, teatro e folla di smaliziati e semplici, figure sghembe e macchiette singolari, alcolisti cronici e bevitori abituali. Umana gente, che nell’alco affogava i grigi e neri pensieri conseguenti al disagio post bellico. Altre storie – scrive ancora l’autore – sono scambi di chiacchiere informali con amici e conoscenti di più verde eta nei cui confronti sono debitore di notizie e fatti a me sconosciuti. Pochi racconti ancora sono libere invenzioni dell’autore, il quale rivisitando quel tempo e quell’età ha voluto giocare con parole e fatti, faceti e allegri, liberi e gratuiti. Ai personaggi di tutte le storie, spennellati con tinte di allegro colore, la personale empatia dell’autore».

La lettura dei due volumi è piacevolissima e sia la ricerca sul Tartarin che “Racconti faceti Gioja bella, Gioja i focu”, non possono mancare in una libreria che abbia almeno uno scaffale dedicato alla città di Gioia Tauro.