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Da Gioia Tauro una storia di inclusione e fiducia

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don giovanni battista tillieci campagna cei sostentamento clero 2026

A volte l’inclusione comincia da un gesto semplice: fermarsi, ascoltare, non tirarsi indietro.
Da oltre trent’anni don Giovanni Battista Tillieci traduce questo atteggiamento in un
impegno quotidiano, accanto alle persone con disabilità, alle loro famiglie e alla comunità
di Gioia Tauro.
Il suo percorso affonda le radici negli anni della gioventù quando, a diciannove anni, salì
per la prima volta su un treno diretto a Lourdes con l’incarico di svolgere servizio per i
pellegrini.

Durante il viaggio, attraversando le carrozze del convoglio, si ritrovò in una vettura
attrezzata per accogliere le persone costrette a viaggiare sdraiate. “Sul treno incontrai
Raffaele, un ragazzo cieco poco più giovane di me, con altre disabilità evidenti sul volto.” –
racconta don Giovanni Battista Tillieci, che oggi è anche responsabile dell’Ufficio
Diocesano per la pastorale delle persone con disabilità della Diocesi di Oppido
Mamertina-Palmi – “Ricordo che, per un attimo, ebbi quasi l’istinto di distogliere lo
sguardo: fu un riflesso brevissimo, ma non l’ho mai dimenticato. Quando arrivammo a
Lourdes, il barelliere che lo seguiva fu chiamato con urgenza da un’altra parte e, prima di
allontanarsi, mi disse soltanto: ‘Finisci tu’. Non sapeva che era il mio primo pellegrinaggio”.
Fu in quel momento che quel giovane volontario si trovò, per la prima volta, davanti alla
responsabilità concreta di prendersi cura di un altro.
“Restammo soli. Io sono il quarto di sei figli e, guardando Raffaele, pensai che avrebbe
potuto essere uno dei miei fratelli” – prosegue il sacerdote -. “Così mi rimboccai le
maniche. Lui non poteva vedermi, ma si affidò completamente a me. Mi consegnò una
fiducia totale senza sapere nemmeno chi fossi. È stato allora che ho capito quanto sia
importante non fermarsi alla fragilità che si vede, ma riconoscere sempre la persona che si
ha davanti”.
A trentasette anni di distanza, quell’incontro resta uno snodo decisivo nel percorso umano
e pastorale di don Tillieci. Da allora sono seguiti molti altri pellegrinaggi: per trent’anni,
ogni estate, il sacerdote è tornato a Lourdes con l’UNITALSI, di cui è Assistente
ecclesiastico regionale della sezione calabrese, facendo del servizio, dell’ascolto e
dell’accompagnamento la cifra del proprio cammino.
Il suo impegno pastorale è profondamente radicato nel territorio della piana e punta a
trasformare la cura in opportunità concrete di autonomia e partecipazione. In questa
prospettiva si inserisce il progetto Job in progress delle diocesi della Metropolia di
Reggio Calabria, promosso insieme alla Camera di Commercio, per favorire l’inserimento

lavorativo anche delle persone con disabilità. Non un semplice adempimento normativo,
ma un percorso per valorizzarne competenze e contributo nelle imprese.

Un cammino complesso, reso più difficile dalle preoccupazioni di molte famiglie, che
temono di perdere un equilibrio costruito negli anni attraverso fatiche, rinunce e sostegni
essenziali. Don Giovanni Battista conosce bene questa paura, che incontra ogni giorno e
che ha deciso di portare anche all’attenzione delle istituzioni. “Con altri abbiamo
presentato una proposta alla Ministra per le Disabilità e alla Ministra del Lavoro” –
sottolinea – “perché chi riceve già dei sostegni possa sospenderli temporaneamente e
sperimentare cosa significa lavorare, senza il timore di perderli definitivamente. Una
persona deve poter verificare le proprie possibilità e costruire un progetto professionale
senza essere costretta a rinunciare alla tutela che le garantisce sicurezza”.
L’impegno per l’inclusione si esprime anche nella quotidianità della parrocchia, attraverso
scelte che rendono più accessibile la partecipazione alle celebrazioni e alla vita
comunitaria. Senza intervenire sul rito, sono stati predisposti strumenti di Comunicazione
Aumentativa Alternativa sui banchi, sottotitoli per le persone con disabilità uditiva e
indicazioni visive per agevolare l’orientamento tra l’assemblea e l’altare.
L’attenzione all’inclusione di bambini con disabilità si traduce anche nella creazione di
materiali didattici e catechistici “ad hoc” e in percorsi formativi per catechisti, realizzati in
collaborazione con l’Ufficio Catechistico Diocesano, per approfondire la conoscenza
delle disabilità, soprattutto cognitive, e favorire la partecipazione di ciascuno.
Inoltre, in collaborazione con l’Ufficio Diocesano per la Tutela dei minori, vengono
organizzati incontri di formazione e sensibilizzazione sulle forme di abuso, anche non
fisico, e di discriminazione. Al centro degli appuntamenti l’analisi delle situazioni di
esclusione che possono riguardare bambini e giovani con disabilità come la mancanza di
strumenti adeguati per accedere alle attività didattiche o l’impossibilità di partecipare a una
gita scolastica insieme ai compagni. Situazioni che richiedono consapevolezza e interventi
adeguati per tutelare i loro diritti e garantire pari opportunità di partecipazione.
Una cura concreta, divenuta nel tempo un modo di abitare la comunità e di riconoscere le
persone nella loro individualità.

La storia di don Giovanni Battista Tillieci racconta in modo concreto il servizio dei sacerdoti
nelle comunità italiane: nelle corsie degli ospedali, nelle case di riposo, nelle parrocchie,
accanto alle famiglie e alle persone che attraversano momenti di difficoltà. Una presenza
fatta di piccoli gesti, di porte aperte, di tempo condiviso e di parole capaci di restituire
fiducia.
“Viviamo in un’epoca in cui per ogni bisogno c’è un servizio da acquistare. Poi c’è chi
sceglie di fare della propria vita un dono, e questo sovverte tutto”, spiega Massimo
Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la Promozione del Sostegno
Economico alla Chiesa cattolica. “La gratuità però non si esaurisce in chi la pratica:
chiede di essere riconosciuta, sostenuta, rimessa in circolo. Sostenere un sacerdote
significa scegliere di rendere possibile quel dono per altri, per una comunità intera. È forse
il gesto più controcorrente che esista in un’epoca in cui tutto ha un prezzo”.
A raccontare questa gratuità sono gli otto sacerdoti, tra i quali c’è don Giovanni Battista
Tillieci, protagonisti della nuova campagna nazionale per il sostentamento del clero.
Provengono da diocesi e territori differenti, ma sono uniti dalla stessa scelta: donare
gratuitamente la propria vita agli altri.
Sostenere il ministero dei sacerdoti significa permettere che questo dono continui a
generare bene per tutti. È possibile contribuire al loro sostentamento con le offerte

deducibili, uno strumento dedicato che rappresenta un sostegno prezioso per la vita delle
comunità. Frutto della scelta libera e personale di ogni fedele, le offerte sono destinate
unicamente ai circa 31mila sacerdoti delle 226 diocesi italiane e possono essere
dedotte dal reddito complessivo fino a un massimo di 1.032,91 euro annui. Nel 2025 la
raccolta ha sfiorato gli 8 milioni di euro, grazie a oltre 64 mila donatori. L’importo si
mantiene sostanzialmente in linea con quello dell’anno precedente, registrando una lieve
crescita che conferma la stabilità e la continuità del sostegno da parte di tanti fedeli alla
vita e alla missione delle comunità parrocchiali.
Si può donare attraverso il sito unitineldono.it , con carta di credito, bonifico bancario, conto
corrente postale oppure presso gli Istituti Diocesani per il Sostentamento del Clero.