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Calabria Pride: Dibattito su omosessualità, violenza e pregiudizio

Un evento dalla tematica forte e trasversale in vista del Calabria Pride di oggi pomeriggio.

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LGBTQI è l’acronimo di lesbica, gay, bisessuale, trans, queer, intersessuale. Tutte parole ripetute più volte all’incontro di giovedì scorso tenutosi a Nicotera.

Una manifestazione organizzata dall’Arcigay Calabria in sinergia con l’amministrazione comunale, in particolare con l’assessore alla cultura Mariella Calogero, in vista del Calabria Pride che si terrà oggi stesso per le strade di Tropea.

Un evento particolare, moderato da Lucio Rodinò, che aveva l’obiettivo di far riflettere su come la cultura maschilista “sia alla radice di un’incapacità di viversi alla pari un rapporto sentimentale”. – ha detto Lucio Dattola , coordinatore regionale Arcigay Calabria.

“Il comitato di Reggio Calabria nasce con una forte vocazione diretta alle scuole e ai giovani. Il lavoro di Arcigay, – ha spiegato – rappresenta una campana libera non di critica ma di senso critico sugli altri e su se stessi. Io so cosa mi piace. Il problema nasce nel momento in cui si inizia a sentir giudicare ciò o chi mi piace”.

Dattola ha anche fatto riferimento al decreto di legge Cirinnà. “La legge apre al pluralismo. – ha concluso – Il prossimo passo è quello di rispettarlo magari punendo un comportamento omofobico e garantendo al cittadino di poter fare delle scelte”.

Presente all’incontro Vanni Piccolo, decano del Movimento Lgbtiq, uno dei fondatori del Circolo di Cultura omosessuale “Mario Mieli”, impegnato in prima linea nella lotta all’Aids e per moltissimi anni l’unico preside di scuola “dichiarato” in Italia.

“Ognuno di noi è quello che è. Cosa fa nel privato è affar suo. – ha detto – E Invece sugli omosessuali si è scatenata un’analisi sociologica e una forte discriminazione. Io sono nato maschio. – ha aggiunto – Il fatto di essere gay vuol dire che non lo sia più?”.

Ed è proprio sull’onda di questa provocazione che Vanni Piccolo ha coinvolto il pubblico esortandolo a dare una propria opinione sul concetto di uomo e maschio, o di donna e femmina, imbarazzando a volte, ma con il chiaro intento di far parlare e conoscere concetti e termini spesso repressi da una società timorosa.

La manifestazione infatti, intitolata “Potenziamento nei giovani, sviluppo della dimensione emotiva”, aveva soprattutto lo scopo di educare alla sensibilità, di approfondire il concetto folle e arcaico dell’uomo che comanda sulla donna, e che conduce spesso al femminicidio, argomento di cui si è occupata la psicologa Maria Teresa Monteleone prima dell’intervento conclusivo di Anna Pizzimenti, dottore di ricerca in discipline penalistiche.

L’avvocato è partita dall’Ode alla gelosia della poetessa Saffo, passando dal termine femminicidio al sistema sanzionatorio lacunoso del nostro paese, catturando l’attenzione dei presenti e centrando in pieno il tema dell’incontro.

“E’ importante prevenire il fenomeno, – ha detto – e si può fare soltanto attraverso eventi come questo, o interventi nelle scuole. Abbiamo la convenzione di Istanbul, ratificata in Italia il giorno dei funerali di Fabiana Guzzi.

Tra le tante prescrizioni vi è proprio quella di fare prevenzione nelle scuole per la violenza di genere, in modo che si valorizzi il concetto di diversità. La diversità nell’uguaglianza. Un concetto raffinato ma essenziale”.

Significativa infine la testimonianza della presidente e vicepresidente Agedo di Reggio Calabria, associazione di amici, parenti e genitori di persone omosessuali, di cui si è fatta portavoce Mirella Gioffrè.