HomeCronacaAll Inside: minacce, stupefacenti e armi. Il racconto dell'Ispettore Carpino

All Inside: minacce, stupefacenti e armi. Il racconto dell’Ispettore Carpino

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Il Tribunale di Palmi

PALMI – E’ stata la volta dell’Ispettore di Polizia Penitenziaria Giovanbattista Carpino, testimone quest’oggi al processo All Inside, in corso di svolgimento dinanzi al Tribunale penale di Palmi. Si tratta di un altro teste citato dal Pubblico Ministero titolare dell’inchiesta Alessandra Cerreti, della Dda di Reggio Calabria.

La lunga deposizione dell’Ispettore Carpino, basata sull’informativa 1983 dell’11 giugno 2007, ha messo in luce le svariate attività illecite gestite e condotte dai membri della cosca Pesce di Rosarno, emerse nel corso dei colloqui intercettati in carcere tra gli imputati.

Diversi i capitoli di cui l’informativa si compone, e che l’Ispettore ha esaminato punto per punto, rispondendo alle domande dei Pubblici Ministeri Alessandra Cerreti e Giulia Pantano.

Le minacce costituiscono un passaggio fondamentale: erano rivolte soprattutto a Rosa Ferraro, sorella di Angela Ferraro e cognata di Salvatore Pesce; la donna doveva essere uccisa, secondo quanto carpito nel corso di un dialogo avvenuto nella casa circondariale di Palmi il 10 giugno 2006, tra Angela Ferraro, il marito Salvatore Pesce ed il figlio Francesco (classe ’84).

Ma la Ferraro non era l’unica contro cui la famiglia avrebbe voluto scagliarsi. Ad essere “avvisati” erano pure i proprietari di Radio Olimpia, la nota emittente radiofonica di Monteporo, finita nella bufera qualche anno fa per essere stata il mezzo attraverso cui i Pesce si scambiavano messaggi in codice. «Li facciamo saltare in aria», dicevano gli intercettati in carcere.

E ancora, minacce verso le Forze di Polizia, colpevoli per aver sottoposto a controllo Francesco Pesce, figlio di Salvatore. Il ragazzo ne parla il 30 giugno 2006 durante un colloquio con il padre e la madre in carcere.

Ma non è tutto. C’è il capitolo dedicato al traffico degli stupefacenti e quello dedicato alle armi.

I Pesce possedevano un arsenale: pistole, fucili e mitragliatrici.

E poi ancora episodi di furto, di rapina, di falso, di truffa, di falsificazione dei documenti, utili a camuffare gli spostamenti dei vari soggetti coinvolti in attività illecite.

Nel corso dell’udienza, i legali degli imputati hanno più volte interrotto il teste durante la sua testimonianza, accusando il Pubblico Ministero di indurre l’Ispettore Carpino a dare risposte che andavano troppo dentro i particolari riportati nell’informativa.

Conduzione però regolare, secondo il parere del Tribunale.

Viviana Minasi

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