ROSARNO – Ventidue persone in carcere, sette delle quali già detenute, e una agli arresti domiciliari. Sono i numeri dell’operazione denominata “All Inside 3” condotta dai carabinieri del Comando provinciale e coordinata dalla Dda di Reggio Calabria contro il presunto clan di ‘ndrangheta degli Ascone, famiglia di Rosarno che secondo l’accusa sarebbe legata alla cosca dei Bellocco ed avversaria dei Pesce.
Questi nomi degli arrestati: Alessandro Ascone, nato a Taurianova nel 1972; Antonio Ascone, nato a Rosarno nel 1954; Francesco Ascone, nato a Rosarno nel 1964; Gioacchino Ascone, nato a Gioia Tauro nel 1986; Michele junior Ascone, nato a Gioia Tauro nel 1984; Michele Ascone, nato a Gioia Tauro nel 1979; Salvatore Ascone, nato a Rosarno nel 1958; Vincenzo Ascone, nato a Gioia Tauro nel 1980; Bellocco Antonio, nato a Taurianova nel 1988; Gioacchino Bonarrigo, nato a Cinquefrondi nel 1984; Giuseppe Bonarrigo, nato a Gioia Tauro nel 1987; Nicola Bonarrigo, nato a Rosarno nel 1964; Damiano Consiglio, nato a Cinquefrondi nel 1988; Carmela Fiumara, nata a Rosarno nel 1960; Francesco Fiumara, nato a Rosarno nel 1969; Vincenzo Fiumara, nato a Polistena nel 1981; Damiano Furuli, nato a Rosarno nel 1953; Rocco Furuli, nato a Roccaforte sul Reno (Germania) nel 1987; Angelo Giordano, nato a Gioia Tauro nel 1988; Francesca Marfea, nata a Rosarno nel 1966; Angelo Nasso, nato a Polistena nel 1985; Rocco Scarcella, nato a Rosarno nel 1975. Si trova invece agli arresti domiciliari Angelina Ascone, nata a Rosarno nel 1968.
I reati ipotizzati a vario titolo nei confronti degli indagati vanno dall’associazione per delinquere di stampo mafioso ai reati in materia di detenzione e porto illegale di armi, traffico di sostanze stupefacenti, favoreggiamento e intestazione fittizia di beni.
Se l’impianto accusatorio venisse confermato in sentenza, si tratterebbe della prima condanna che sancirebbe l’esistenza del clan Ascone, che gli investigatori giudicano strettamente legato alla cosca Bellocco, e contrapposto alla famiglia Pesce nella faida che ha insanguinato Rosarno.
Il procuratore aggiunto della Dda, Michele Prestipino, nel corso della conferenza stampa tenuta presso il comando provinciale dei Carabinieri, alla presenza del colonnello Lorenzo Falferi, ha sottolineato l’apprezzamento della procura distrettuale “per il lavoro mirabile dell’Arma”.
“L’operazione – ha aggiunto Prestipino – fa parte di una manovra investigativa di amplissimo raggio e che vede impegnata la Dda di Reggio Calabria, il Comando provinciale dei Carabinieri e non solo, nell’azione di contrasto alla criminalita’ mafiosa, e si colloca come seguito di due attivita’ svolte sia contro la cosca Pesce che Bellocco”.
Il procuratore capo Federico Cafiero De Raho, dal canto suo, ha sottolineato come l’indagine sia “particolarmente significativa anche perche’ ha una serie di indicazioni anche dimostrative di come la ‘ndrangheta continua a muoversi sulla base di regole, forme e giuramenti che legano i singoli partecipi al gruppo criminale”.
Il maggiore Michele Miulli, comandante del Nucleo investigativo dell’Arma, ha posto l’accento sulla figura di due donne, entrambe figurano tra i 23 indagati: “Figure interessanti nella misura in cui ci fanno capire che la struttura della ‘ndrangheta, queste donne si sono di fatto rese partecipi di una serie di condotte che integrano il reato di associazione e hanno sostituito i vari sodali non limitandosi a veicolare messaggi da carcere verso esterno e viceversa, ma molto spesso si sono fatte promotrici di determinate iniziative”.





