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Accuse di sessismo in Consiglio comunale a Palizzi: la capogruppo Tringali scrive a Prefettura, Ministero e associazioni

Un episodio definito «gravissimo» e «lesivo della dignità delle donne e delle istituzioni» è al centro della lettera che la capogruppo di opposizione Anna Maria Tringali ha inviato al Dipartimento Affari Interni e Territoriali, al Dipartimento Pari Opportunità, al Prefetto di Reggio Calabria e all’associazione “Donne in Rete”.

La comunicazione, firmata il 25 dicembre, ricostruisce quanto accaduto durante il Consiglio comunale di Palizzi del 24 dicembre 2025, quando – secondo quanto riportato – il sindaco avrebbe rivolto alla consigliera un’espressione ritenuta «sessista e umiliante», mentre tentava di prendere la parola su uno dei regolamenti all’ordine del giorno.

Di seguito, l’intero testo della lettera, riportato integralmente:

Al Dipartimento Affari Interni e Territoriali Al Dipartimento Pari Opportunità Al Prefetto di Reggio Calabria All’Associazione “Donne in Rete”

Io sottoscritta, dott.ssa Anna Maria Tringali, n.q. di capogruppo dei Consiglieri comunali di Opposizione, con la presente, per i provvedimenti che si riterranno di prendere, espone quanto segue:

Il 24 dicembre 2025 alle ore 11,30, si è svolto il Consiglio comunale di Palizzi, con all’ordine del giorno sette punti, alcuni relativi all’approvazione di quattro regolamenti, ossia per disciplinare i passi carrabili; il mercato settimanale; la videosorveglianza comunale; la polizia locale.

La presenza in aula di consiglieri era striminzita, tanto che il Consiglio si è svolto con sei consiglieri di maggioranza (sindaco incluso) e due di opposizione (io e la collega Giovanna Stilo) e cinque cittadini ad assistere.

Ebbene, accade che, mentre si era posto all’approvazione uno dei vari regolamenti, il sindaco, per comprimere i miei diritti di consigliere e, quindi, stroncare il mio intervento, mi apostrofa, dicendomi “ma lei non deve andare a cucinare?”.

Rimanendo sul momento allibita per tale affermazione di assoluta gravità sessista e di annichilimento psicologico, lesiva della mia dignità di donna e di consigliere comunale, ho avuto solo la forza di dirgli che è un grande scostumato. Assieme alla mia collega di opposizione ci siamo rimaste inebetite per la grave e odiosa violenza di genere che il sindaco mi aveva rivolto con quelle gravissime parole, che compromettono i fondamenti della democrazia e il funzionamento delle istituzioni democratiche, atte a svilire o, peggio annullare, la partecipazione delle donne in politica.

Altrettanto grave il fatto che nessuno dei consiglieri di maggioranza, presidente del consiglio comunale incluso, abbia preso la parola per stigmatizzare quanto detto dal sindaco ed esprimermi solidarietà.

Gravissimo, inoltre, quanto successo a conclusione dei lavori, quando stavo per uscire dell’aula consiliare, mi si pone davanti il padre del sindaco, Giovanni Nocera, che, con tono minaccioso e puntandomi il dito al viso, mi dice “come ti sei permessa di dare dello scostumato a mio figlio”. Vistomi minacciata ho chiesto l’intervento della forza pubblica, ma nel frattempo alcune persone avevano provveduto a portarlo via.

Il grave comportamento sessista del sindaco evidenzia la sua vera natura sessista, rispetto al fatto che solo il 25 novembre scorso, aveva inaugurato, in modo falso ed ipocrita, la posa di una ”panchina rossa” contro la violenza di genere.

Per inquadrare la gravità di quanto accaduto, mi permetto di riportare come è definito il sessismo nella Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (STCE n. 210), nota ugualmente come “Convenzione di Istanbul”, e nella Raccomandazione CM/Rec (2019)1, “Prevenire e combattere il sessismo”, adottate dal Consiglio d’Europa, che definizione così il sessismo: “ogni atto, gesto, rappresentazione visuale, parola scritta oppure orale, pratica o comportamento che si verifichi nella sfera pubblica o privata, online come pure offline, fondato sull’idea che una persona o un gruppo di persone sia inferiore a causa del suo sesso” e stabilisce un legame tra il sessismo e la violenza sulle donne e le ragazze, per cui gli atti di sessismo “quotidiano” fanno parte di un continuum di violenza, tale da creare un clima di intimidazione, timore, discriminazione, esclusione ed insicurezza, che limita le possibilità e la libertà.

Si rimane in attesa di cortese riscontro.

Palizzi, 25/12/2025

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