Si è insediato lunedì mattina Antonio Reppucci, il prefetto che guiderà la terna commissariale del comune di Gioia Tauro fino al voto delle amministrative della primavera del 2019.
Reppucci, 66 anni è un Prefetto in pensione con una consolidata esperienza alla guida di Prefetture e anche di terne commissariali in enti sciolti per infiltrazioni mafiose. Dieci anni fa ha guidato la commissione di accesso che portò al secondo scioglimento del consiglio comunale di Gioia Tauro.
Nel suo primo giorno di lavoro a Gioia Tauro ha incontrato i dipendenti che ricoprono le posizioni apicali per farsi un’idea della situazione in cui versa il comune e provare ad affrontare in maniera celere le numerose criticità.
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«Questo è un territorio complesso a cui dare la massima attenzione. – ha dichiarato – La presenza pervasiva dei clan criminali come i Piromalli ed i Molè si fa sentire. Ho già toccato con mano i problemi economici e di sotto sviluppo. Confido nel “noi”, nel fare squadra, credo che facendo sistema insieme agli attori del territorio, mi riferisco alle realtà economiche, sociali e culturali si possa fare un passettino in avanti verso la crescita di questo territorio».
Il prefetto sembra intenzionato a tessere un rapporto costruttivo con le realtà associazionistiche gioiesi, chiedendo una collaborazione attiva, nella convinzione che solo con un impegno corale si possa raggiungere qualche risultato.
Una delle priorità dell’ente riguarda la raccolta dei rifiuti: «La commissione – ha detto Reppucci – deve dare gli input, indicare i percorsi ma poi è la struttura burocratica che deve realizzarli. Certamente la struttura è carente, inadeguata, insufficiente rispetto alla complessità del territorio. Per quanto riguarda la raccolta rifiuti – ha proseguito – c’è la necessità di calibrare un servizio che soddisfi i cittadini. Io li capisco i gioiesi. Anche loro però devono capire che ci sono diritti e doveri. Mi dicono che c’è un’evasione notevolissima e su questo lavoreremo molto. Per il resto si tratta di mettersi a un tavolo con coloro che hanno poteri di direzione e vigilanza e capire dove ci sono le disfunzioni. Da quello che ho capito mi pare che il personale ci sia ma che l’azione non sia poi così efficace, diffusa e capillare. In questo momento non esiste un servizio di raccolta differenziata, al cittadino non posso imputare niente, a parte ovviamente agli evasori. Bisogna dire la verità oggi non si fa la raccolta differenziata per colpa del comune. Tocca al comune strutturare il servizio e poi magari chiedere collaborazione ai cittadini. Anche chi lavora per il comune deve capire che ci sono diritti e doveri. C’è il diritto allo stipendio ma bisogna lavorare. Ci vuole uno scatto di orgoglio, un sussulto di dignità, sentire l’appartenenza al territorio».
Per Reppucci è necessario che dipendenti e cittadini non si arrendano al fatalismo: «Dobbiamo sentire l’appartenenza, il legame al territorio altrimenti passeremo tutti senza lasciare traccia del nostro passaggio sulla terra, vivendo sempre con quel senso di fatalismo e di rassegnazione che ci fa dire che le cose sono andate sempre così. Vogliamo svoltare? Sento sempre dire è colpa dello Stato ma è un modo per deresponsabilizzarsi. E’ colpa nostra di Istituzioni e cittadini. Io dico che lo Stato apparato c’è, è lo Stato comunità che deve crescere in termini di senzo civico, di spirito pubblico, di voglia di far crescere il territorio in un contesto di collaborazione e sinergia tra le varie realtà della società. A me piace lavorare sul piano culturale per provare a far crescere il senso dello Stato, delle Istituzioni, la voglia di collaborare in maniera costruttiva e di dare una mano. Se vogliamo un mondo migliore tutti dobbiamo adoperarci per migliorarlo».
La situazione economica del comune è un’altra delle questioni a cui il prefetto ha dedicato le prime ore di lavoro a Gioia Tauro: «Nell’ufficio di ragioneria – ha detto – manca un dirigente. Stiamo disperatamente cercando qualcuno. Sembra che nessuno voglia venire a lavorare a Gioia Tauro, chissà spaventati da quale apprendista stregone o da quale infido vento. La ragioneria vive un momento non esaltante. Ci sono alcuni adempimenti finanziari che andavano realizzati e non sono stati materializzati e che bisogna adesso definire perché è complicato gestire un comune senza conoscere le risorse su cui si può fare affidamento. Questa è adesso la realtà di questo Comune. Abbiamo difficoltà anche a comprare una penna. Nessuno vuole offrire prestazioni sapendo che il comune è un cattivo pagatore. E’ una situazione complicata e difficile. Bisogna attrezzarsi, recuperare efficienza individuando una persona all’altezza».
Stimolato sulla carenza di strumenti per amministrare gli enti sciolti per infiltrazioni mafiose e sulla difficoltà nell’operazione di bonifica, il prefetto Reppucci non si tira indietro e dice ciò che pensa: «E’ un tasto dolente che ho toccato più volte, ultimamente nel comune di Marano dove c’è una presenza pervasiva dei clan. Dopo otto mesi di lavoro ho fatto una relazione in cui ho detto chiaramente che la legge così come è congegnata è carente, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto dei dipendenti perché si mandano a casa i politici con lo scioglimento ma la struttura burocratica no. Bisogna fare un salto di qualità e dare la possibilità a chi va a gestire il comune di poter allontanare i dipendenti legati ad ambienti criminali. Perchè penso che altrimenti non recidiamo quei legami che occore assolutamente recidere. E’ come fare una passata di vernice sopra la ruggine. Dopo poco tempo la ruggine riemerge».





