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«Il grado di civiltà di un popolo si misura dalla qualità dei servizi erogati al cittadino»

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Antonio Antonuccio
Antonio Antonuccio

Riceviamo e pubblichiamo:La tornata elettorale per le Amministrative del Comune di Gioia Tauro si avvicina e i personaggi della politica – presenti nel panorama della Nostra Cittadina – cominciano le grandi manovre, fanno già la loro comparsa nell’agone.

Nelle debite proporzioni, il nostro comune è un microcosmo che rappresenta – in tutto e per tutto, nel bene (solo le tante brave persone che lo popolano, checché se ne dica) e nel male (l’elenco da compilare sarebbe davvero lungo, pertanto da risparmiare) – quanto la nostra Bella Penisola ripropone in macro, e sui mali, senza essere tacciato di pessimismo e/o sensazionalismo – ahimè – li evidenzia in maniera esponenziale.

Benché apparentemente puerile come affermazione – ma, tant’è (la speranza è l’ultima a morire) -, i Cittadini aspettano qualcosa di nuovo che motivi la loro quotidianità, che li aiuti a “galleggiare” in questo mare di difficoltà.

La politica degli “interventi di prelievo” (ma anche di generale austerità), secondo quella filosofia di Dracone d’Atene, sebbene ineluttabile, poiché obtorto collo necessaria per coprire le “voragini” della malapolitica (è questo dire un eufemismo per indicare le sprezzanti ruberie dei politici che ci rappresentano) non può non essere affiancata a segnali (almeno questi) che lascino pensare che il sacrificio valga a qualcosa.

Orbene, allora!
Sul lavoro non è necessario dire alcunché, risulterebbe (restando sempre nella culla greca, stavolta di Socrate) un mero esercizio di sofismo, esso serve per sopravvivere (l’equazione è lapalissiana: non lavori, non mangi); e poi, già nel primo articolo, lo dissero anche i Padri Costituenti nella stesura della Nostra Carta, fondandola proprio su questo. Certo è impensabile – nel riflettere – non soffermarsi (almeno solo un momento) sul fatto che i “i figli delle famiglie” (ma, che non si dimentichino i padri e le madri) devono avere garantito tale elementare diritto; no, non può essere solo appannaggio dei figli di chi sta nella “stanza dei bottoni” e dei figli dei loro “amici”, mentre agli altri spetta, ormai, solo la possibilità dell’emigrazione (peraltro, diversamente da un passato nemmeno tanto lontano, anche delle menti migliori), maledicendo la Terra che li ha avuto in grembo.

A chi si assumerà l’onore della guida della Città non dovrà sfuggire la consapevolezza dell’onere di avere riguardo della dignità del Cittadino che, compatibilmente con la propria collocazione, quindi con il proprio contributo in tasse e balzelli vari, permette il gioco con il giocattolo, ovvero mantiene l’esercizio economico dell’apparato.

Se non bisogna mai dimenticare chi sta peggio, è pur vero che, per fare bene, bisogna volgere lo sguardo verso quei modelli di realtà sociali virtuose, quei paesi (la Svizzera, la Germania, i Paesi Scandinavi) che hanno saputo individuare percorsi politici che, con le buone prassi di welfare state, hanno dato risposta alle aspettative del proprio popolo, ovvero hanno saputo restituire in servizi alla persona la buona parte del prelievo fiscale.

E’, ormai, mia abitudine alla prima lezione ai miei studenti del nuovo anno accademico fare un parallelo con il lavoro dell’archeologo. Tale ricercatore, quando si accinge allo studio del sito archeologico riemerso, per comprendere il grado di civiltà di quel determinato popolo che in quel luogo ha vissuto si sofferma ad esaminare il cosiddetto corredo cinerario, ossia pone la sua attenzione sull’insieme delle suppellettili che sono state sepolte accanto alla salma; questi oggetti saranno l’esatto indicatore di quello che la persona in vita era in grado di fare e rappresentare.

Oggi, per comprendere il grado di civiltà di un popolo è necessario verificare la qualità dei servizi erogati alla persona, essi, pertanto, saranno l’esatto indicatore del progresso sociale di un popolo.

Offrire servizi sociali per la salute del cittadino, per la famiglia, per i minori, per i portatori di handicap, per gli anziani, per la donna, per le fasce svantaggiate, per i giovani che si avviano al futuro, per i migranti, per il sostegno alla formazione dei non abbienti, etc. è la priorità con la quale la politica di ogni singolo comune dovrà fare i conti. Saranno queste risposte alle esigenze del cittadino il trattino d’unione con l’apparato politico-amministrativo, saranno queste attenzioni verso i bisogni che daranno un senso al contributo richiesto al Cittadino con il prelievo fiscale; sarà questa offerta di benessere che porrà ogni singolo individuo in una posizione di sinallagma con la politica (allo stato, anche di riappacificazione).
E’ questo che significa avere riguardo per la dignità del Cittadino.

Sono, tuttavia questi, insiemi di progetti di politica sociale che non si possono improvvisare, che possono e devono essere gestiti da quegli esperti che dovranno necessariamente affiancare ed illuminare il politico nelle sue scelte, esperti liberi dal gioco della politica, poiché i servizi alla persona non hanno colore politico. Ogni anno la Comunità Europea stanzia alle Regioni (a cascata ai Comuni) enormi cifre per il welfare state, cifre che – puntualmente – vengono restituite per incapacità e/o insipienza nel saperle sfruttare secondo quanto previsto dai bandi per l’erogazione.

Il Cittadino, per fortuna, non è più lo sprovveduto di un tempo, è a conoscenza di quanto la politica potrebbe offrire e non offre, e per questo – giustamente – giudicherà punendo il politico incapace, ovvero premiando chi darà risposte ai loro bisogni.

Antonio Antonuccio
Docente di Metodi e Tecniche del Servizio Sociale
Corso di Laurea in Programmazione e Gestione delle Politiche e dei Servizi Sociali
Università per Stranieri Dante Alighieri – Reggio Calabria