Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore:
Nel tempo di attesa di interminabili file dimenandomi come tanti o, meglio, come tutti tra le varie tasse e sigle di tributi che mi/ci si chiede di pagare per conservare lo “status” di onesto e corretto cittadino, mi sono passate per la mente una serie di riflessioni e di domande alle quali non ho saputo dare risposta, o
forse non ho voluto dare risposta e che , comunque, non intendo qui esternare per non influenzare e/o condizionare nei propri convincimenti chi vorrà leggermi e soprattutto chi è stato chiamato a Roma per essere messo a … parte (cioè nel senso di far “sapere” e non nel senso di essere messo … “da parte”) sulle motivazioni che hanno portato alla decisione di individuare l’unico, ultimo, attrezzato porto del Mediterraneo e dell’ Europa.
Certo prima era un porto che movimentava containers; poco importava se pochi o tanti containers , poco importava se si licenziavano o meno operai e se si è scongiurato parecchie volte il blocco.
Voglio ancora premettere che chi scrive ha regolarmente, con vero spirito di dover servire la Patria che chiamava, risposto al servizio militare in qualità di tenente di complemento nel “GENIO MILITARE PONTIERI”. Il perché di questa premessa solo per puntualizzare che all’epoca ci fecero studiare le armi chimiche (gas nervino in particolare) e i devastanti effetti che avevano prodotto nel loro uso e che certamente potrebbero ancora più produrre in considerazione della ricerca scientifica che da allora (ci riferiamo ai primi anni settanta) ad oggi si sarà sviluppata e perfezionata: Al male e al peggio non c’è mai freno!
Dunque, quali le domande che si addensavano nella mia mente, quali gas che sottoposti a pressione e al freddo del rigore di banali ragionamenti assumevano consistenza.
Passo a enunciarle con asettica trascrizione, ripeto senza aggiungere commenti e/o assunzioni politiche di alcuna natura.
1) Quale necessità di far transitare le armi per il porto di Gioia Tauro se il trasferimento deve avvenire in transhipment da nave a nave ? Perché non in acque internazionali e, comunque, distanti da centri abitati?
2) Lo stazionamento sarà certamente indefinitamente breve , all’italiana?
3) Quale necessità di caricare le armi prima su nave danese per poi trasbordarle su nave americana?
Non era più semplice, immediato, meno rischioso e meno coinvolgente fare arrivare la nave americana in Siria e caricare direttamente le armi?
4) Se non c’è rischio e/o pericolo e così è (sempre che vada tutto bene!), perché non è stato comunicato agli Amministratori locali, almeno dei Comuni direttamente interessati (bisogna fermarsi ai soli tre più prossimi e per gli altri si metterà una rete di protezione con valvola di ritegno)?
5) Non sarebbe stato giusto e politicamente corretto informare il Governatore della Regione Calabria, se non altro in considerazione di una dichiarata appartenenza al neo-costituito NCD e stesso partito dei Ministri Lupi e Alfano?
6) Come mai Legambiente che ha sempre fatto guerre, giustamente, per la movimentazione anche di un solo sacchetto di spazzatura, ora sembrerebbe dichiararsi possibilista, così come alcuni dirigenti locali sia del PD, sia dei Sindacati? Per la tutela di chi e di quali Territori?
7) Perché noi tecnici dobbiamo redigere e scrivere pagine di PSC (Piani di Sicurezza) anche per lavori di poco pericolo considerando l’eventuale “rischio” chimico derivante dalle polveri del cemento, mentre per una movimentazione di sostanze così delicata e rischiosa non è stato redatto almeno un piano di evacuazione? La Protezione Civile e la Commissione Grandi Rischi (composta da illustri docenti ( leggi prof. Boschi e AA) sono stati condannati per non aver saputo prevedere l’intensità del sisma a l’Aquila) e qui neppure una semplice informativa ai Sindaci ? (Non sia mai !) Chi verrebbe processato?
Ed allora…CUI PRODEST ?
Certo … alla Calabria e ai Calabresi … PRUDE !!!
Walter Pratticò




