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Schiavone: “Una forzatura del diritto che mette a rischio le garanzie democratiche la decadenza del consigliere La Rosa di Gioia Tauro”

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Rosario Schiavone
Rosario Schiavone

Nel corso della seduta del Consiglio comunale dedicata alla proposta di decadenza del consigliere Salvatore Larosa, il consigliere Rosario Schiavone ha espresso una netta contrarietà al provvedimento, definendolo uno dei passaggi istituzionali più delicati degli ultimi anni.

Secondo Schiavone, la questione non riguarda semplicemente l’applicazione di una norma regolamentare, ma investe il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche e il rispetto del mandato conferito dai cittadini. L’articolo 37 del Regolamento comunale e l’articolo 14 dello Statuto, ha ricordato, disciplinano un rimedio eccezionale destinato a sanzionare situazioni di persistente e sostanziale disinteresse verso la funzione pubblica, non certo a intervenire su dinamiche politiche o equilibri consiliari.

Per il consigliere, tale presupposto non ricorrerebbe nel caso dell’architetto Salvatore Larosa, figura storica della politica cittadina, da oltre trent’anni impegnata nelle istituzioni locali e protagonista della vita amministrativa del Comune in diversi ruoli. Al di là delle appartenenze politiche, Schiavone ha sostenuto che risulta difficile qualificare Larosa come un consigliere disinteressato all’esercizio del proprio mandato.

Nel suo intervento è stato inoltre richiamato il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui l’istituto della decadenza deve essere interpretato in maniera restrittiva, proprio perché incide su una carica elettiva derivante dalla volontà popolare. Da qui la convinzione che il procedimento presenti evidenti profili di forzatura rispetto alla finalità originaria delle norme.

Particolare attenzione è stata riservata anche agli aspetti procedurali. Schiavone ha evidenziato come il procedimento sia apparso caratterizzato da un’accelerazione insolita e da una limitata disponibilità al confronto e all’approfondimento, elementi che, a suo giudizio, rischiano di compromettere la piena tutela delle garanzie previste dall’ordinamento.

Il punto più critico, tuttavia, riguarda il contenuto degli atti ufficiali. Dai verbali degli organi comunali emerge infatti che il Presidente del Consiglio avrebbe dichiarato giustificate le assenze del consigliere Larosa. Circostanza che, secondo Schiavone, genera una contraddizione non trascurabile rispetto alla ricostruzione oggi posta a fondamento della proposta di decadenza.

«Se il consigliere era giustificato, come attestato nei verbali, occorre spiegare perché sia stato avviato questo procedimento. Se invece non lo era, occorre chiarire perché tale circostanza sia stata formalmente riportata negli atti ufficiali dell’ente», ha affermato in aula.

Il consigliere ha sottolineato che la questione non investe esclusivamente la posizione di Larosa, ma anche la necessità di garantire coerenza, trasparenza e affidabilità degli atti pubblici. In tale contesto ha richiamato il principio di tutela della veridicità degli atti amministrativi, ricordando come l’ordinamento attribuisca particolare rilevanza alla correttezza delle attestazioni provenienti dai pubblici ufficiali.

Pur precisando di non voler formulare accuse né attribuire responsabilità, Schiavone ha ritenuto che le incongruenze emerse meritino un approfondimento serio sotto il profilo istituzionale.

Nelle conclusioni, il consigliere ha invitato l’aula a riflettere sulle conseguenze della decisione, evidenziando che l’utilizzo di strumenti straordinari al di fuori della loro funzione naturale può incidere sulle garanzie democratiche e sul ruolo delle minoranze consiliari.

«Oggi il destinatario del provvedimento è Larosa, domani potrebbe essere qualunque altro consigliere. La democrazia si misura da come si trattano gli avversari, non da come si trattano gli amici», ha dichiarato.

Per tali ragioni Rosario Schiavone ha annunciato il proprio voto contrario, definendo il provvedimento una forzatura del diritto e dello spirito delle regole. «Non per difendere un uomo o una parte politica, ma per difendere un principio: quando il diritto viene piegato alla convenienza del momento, a perdere non è soltanto il singolo consigliere, ma la credibilità stessa delle istituzioni democratiche».