“Tranquillizzati. Guarda il sole”

LAUREANA – “Tranquillizzati. Guarda il sole”. Una frase forse normale, ma pronunciata con voce calda, rasserenante, e che rappresenta il fulcro di un percorso, di una storia che può cambiare la vita.

imageA viverla é Carmela Calimera, una bella pittrice originaria di Laureana di Borrello, che ha deciso di non vivere una vita superficiale.

Forse non é stata una decisione presa come quella di avere un figlio, seguire determinati principi, o scegliere che televisione comprare.

Carmela é semplicemente così. Profonda, passionale, vera.

E se come diceva Proust “I dati della vita non contano per l’artista, non sono per lui che un’occasione di mettere a nudo il suo genio”, Carmela a nudo ci si é messa più volte, cercando di esprimere tutto quello che ha dentro, anche con dolore.

E il suo ultimo dipinto ne é la dimostrazione. Nato da un malessere fisico che l’ha colta all’improvviso, un’emorragia celebrale che le ha regalato una seconda opportunità, e quella voce che sentiva non era un sogno, ma una conferma.

“Non sono mai stata una religiosa praticante. – ha detto – In chiesa ci sono andata raramente e forzatamente. Ma ho sempre creduto che ci fosse qualcosa di potente al di sopra di noi. L’anima é quello che conta per me, ed é quello che cerco di trasmettere nei miei dipinti”.

Un forte mal di testa la tartassava. Carmela é andata in ospedale ma è rientrata a casa dopo poco. Non si era capita la gravità della situazione. Il mal di testa proseguiva e la terza sera é tornata in ospedale. Dopo ore di sofferenza e di pressioni finalmente la Tac, e da lì la scoperta dell’emorragia.

“Mi hanno trasferita a Reggio in terapia intensiva e i medici avevano deciso di operarmi. Avevo paura ed ero piena di dolori. Credevo di morire. Un’immagine mi si proponeva di continuo davanti agli occhi. Era l’immagine di un tramonto e una voce che ripeteva. “Stai tranquilla, guarda il sole”.

Ma Carmela non riusciva a stare tranquilla. Per lei il tramonto rappresentava la fine.

Per due settimane é rimasta immobilizzata a letto, senza riuscire a parlare, a mangiare, o ad alzarsi per andare in bagno. Balbettava, indossava un pannolone e non riusciva a sopportare luci e rumori. L’immagine e la voce però l’accompagnavano.

“Un giorno é entrato nella mia stanza un signore per fare le pulizie. – ha raccontato Carmela – Mi ha guardato e mi ha detto in modo allegro e scherzoso di avere fede. Stava uscendo dalla porta quando l’ho chiamato per chiedere senza motivo di spolverare una mensola vicina al mio letto. Non so il perché. Ma nel momento in cui l’ha fatto un’immaginetta é volata via e mi si é poggiata sul petto. Era Papa Francesco con il suo splendido sorriso”.

Da lì per Carmela é stata tutta una sorpresa. La risonanza magnetica e tutti gli altri esami fatti sono risultati negativi. Nessun intervento per la giovane artista che piano piano si riprendeva.

“Nessun medico ha saputo spiegarsi come fosse successo. Non é stato trovato neanche il punto da cui é nata l’emorragia. E come se non avessi mai avuto niente dopo tre settimane sono tornata a casa”.

Riprendere la vita di tutti i giorni non é facile. Carmela l’ha fatto in modo graduale.

“Una volta in forze e appena ho riacceso il computer, per connettermi ad un Social e riprendere i contatti e la vita, non potevo credere a quello che mi é apparso davanti. – ha detto – Era l’immagine del tramonto. Proprio quella. E a proporla era stata una persona con la quale prima di stare male avevo avuto una profonda intesa spirituale”.

Non sta urlando al miracolo Carmela. Ma crede semplicemente che le cose non succedano per caso.

Ognuno ha un obiettivo che esiste solo per lui e che solo lui può raggiungere.

“La vita è vivere la propria missione personale. – ha detto ancora l’artista – Il nostro primo impegno è di portare avanti la nostra missione, non quello che il padre, la madre, il partner o gli amici si aspettano da noi. Nessuno può dirci come dovremmo vivere la nostra vita tranne noi stessi”.

E infine arriva il dipinto, l’opera che rappresenta quello che Carmela ha provato. C’é il tramonto che vedeva in quei giorni, ma c’é anche la condivisione con il resto del mondo. C’é la solidarietà, ci sono i colori caldi, il dolore, la sofferenza mista all’insofferenza, e poi c’é la libera interpretazione di chi legge nel dipinto quello che ha bisogno di leggere.