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Tauriani in Jazz: il felice incontro tra archeologia e musica sul pianoro di Taureana

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Trasportare l’arte in siti non convenzionali è un progetto audace e coraggioso, che richiede, tuttavia,
doti di adattamento e volontà di superamento di schemi rigorosi, che possono essere, a volte, gabbie
mentali. Ma quando l’intenzione diviene progetto concreto, l’effetto finale è di straordinaria potenza
emotiva.
È quanto sta accadendo al Parco archeologico dei Tauriani, piccola enclave millenaria nella modernità
contemporanea dell’omonima Taureana di Palmi, divenuto teatro all’aperto della rassegna “Tauriani in
Jazz”.
Il progetto ambisce a divenire una manifestazione con cadenza periodica, auspicabilmente annuale, e
prevede la realizzazione di tre concerti sul pianoro di Taureana, con il proscenio mozzafiato della baia
che da Pietrenere va fino alla Tonnara, sfiorando le coste della Sicilia a sud e di Capo Vaticano a nord,
e con i tramonti dai colori struggenti, che sfumano sul profilo delle isole Eolie, a fare da scenografia.
L’ideatore della rassegna è il giovane contrabbassista Tommaso Pugliese, uno degli artisti in scaletta, il
quale, con molta franchezza ha confessato al pubblico presente che, pur abitando in uno dei centri
urbani della Piana di Gioia Tauro, era venuto a conoscenza dell’esistenza del Parco solo di recente e
solo grazie alla mediazione della fidanzata archeologa: una dichiarazione che lancia parecchie ombre
sul ruolo di divulgazione delle scuole e sull’interazione delle stesse con altre istituzioni sulla ricchezza
dei beni storico-artistico-culturali di cui pullula il territorio. Dal bisogno di colmare questa lacuna è
nata l’idea della rassegna, che ha radunato insieme molti e talentuosi artisti.
Il primo dei concerti, tenutosi il 13 agosto scorso, ha visto l’esibizione del Colombo Menniti trio, con
Colombo Menniti alla chitarra, Tommaso Pugliese al contrabbasso e Francesco Scopelliti alla batteria.
Durante il secondo appuntamento, nella serata del 22 agosto, il duo “Riflessuoni”, composto da
Tommaso Pugliese, sempre al contrabbasso, e da Chiara Provvidenza, voce, ha incantato il pubblico
presente con un arrangiamento di melodie e brani jazz, il cui repertorio è spaziato dagli anni Trenta
agli anni Sessanta dello scorso secolo, da Henry Mancini a Michel Legrand.
Mancini, uno dei più innovativi compositori e arrangiatori di jazz del XX secolo, è legato anche alla
“modernizzazione” dell’industria cinematografica hollywoodiana, attraverso la composizione di
colonne sonore ritmate in chiave jazz, come i famosi temi portanti del “La pantera rosa” o “Colazione
da Tiffany”.
Legrand, geniale compositore e virtuoso pianista, è stato autore di brani indimenticabili, legati al
cinema, e pluripremiato agli Oscar, fra cui la colonna sonora de “Il caso di Thomas Crown” nel 1968.
La performance ha dato modo ai due talentuosi artisti di esibirsi en plein air, fra gli ulivi del pianoro e
con le cicale ad accompagnare col loro indefesso frinire melodie senza tempo, ponte fra passato e
presente, tregua alla frenesia dei tempi moderni. Lo spettacolo si è protratto ben oltre il tramonto,
quando la notte ha restituito al riposo le rovine millenarie, anch’esse liete dell’ascolto della vibrante
musica.
L’evento, realizzato con il supporto di vari sponsor e associazioni, fra cui “Fogghi di Luna”, ha avuto il
sostegno delle istituzioni: il MIC – Soprintendenza Archeologica Vibo e Reggio Calabria, la Città
Metropolitana di Reggio Calabria e il Comune di Palmi, in rappresentanza del quale l’Assessore alla
Cultura, Carmelo Ciappina, ha presenziato con un indirizzo di saluto.
Il Parco Archeologico dei Tauriani, grazie al lavoro di cura del Parco e di divulgazione pluridecennale
svolta dal “Movimento culturale San Fantino”, ospiterà l’ultimo appuntamento della rassegna il 27
agosto, data in cui l’esibizione di musica jazz sarà curata dall’Antonio Cusato Trio.
Il felice connubio fra archeologia e musica, una sperimentazione avanguardistica, è una strategia
percorribile per il raggiungimento di un duplice scopo: avvicinare all’arte un pubblico più vasto di
quello convenzionalmente aduso a frequentare solo i teatri e vivificare il patrimonio archeologico del
territorio, rendendolo fruibile e “raggiungibile” anche per coloro che non sono addetti ai lavori e
specialisti della materia.

Foto Enzo Barone