Tripodi, Politanò e Scali sul palco

Si è conclusa con il tradizionale comizio la nona edizione del Villaggio Rosso tenutosi presso viale Italia e che ha avuto quattro serate dedicate a diversi temi politici di interesse locale e nazionale. Una festa per rivendicare, ancora una volta, l’orgoglio dell’appartenenza comunista nell’enclave polistenese che l’Amministrazione comunale ha voluto rimarcare negli interventi della segretaria del circolo PRC Mariacatena Scali, che ha ricordato l’impegno profuso per il territorio ma anche stigmatizzando l’azione di un Governo, quello Meloni, da contrastare «creando una forza più a sinistra possibile».

Giuseppe Politanò, vicesindaco e componente del direttivo del PRC, ha evidenziato il tema dell’identità politica contro «le accozzaglie elettorali presenti in città» investendo su una «diversità politica, la nostra, che fa paura». Politanò ha sottolineato il lavoro portato avanti nei 4 anni di amministrazione, puntando il dito contro gli avversari politici che «vorrebbero mettere le mani sul Comune per bramosia di potere» elogiando, infine, l’operato del sindaco Tripodi definito «nostra guida e faro».     

Ed è toccato proprio al sindaco Michele Tripodi rimarcare la radice comunista come tratto distintivo di un percorso politico tenuto sempre a sinistra-sinistra, proseguendo una tradizione connaturata con larga parte della recente storia politica della città. La prima bordata, Tripodi, l’ha riservata al governatore Roberto Occhiuto chiamato in causa per la gestione della sanità calabrese, per la valorizzazione della sanità pubblica e dell’ospedale cittadino che non ha aderito all’invito di rilanciare la struttura del Santa Maria degli Ungheresi con il progetto di riqualificazione proposto dall’Amministrazione comunale, stimato in circa 27 milioni di euro, ricordando che «i privati non possono essere sostitutivi del pubblico».

Nel corso del suo intervento, il sindaco, ha computato i diversi progetti di riqualificazione urbana realizzati (Villa Italia e Parco Valarioti, ad esempio) e quelli in divenire (adiacenze Parco Juvenilia e intervento sullo stadio Elvio Guida) ma anche le opere concluse per circa 15 milioni di euro (su tutti, il nuovo palazzo della Cultura) con gli investimenti effettuati grazie all’impiego di fondi diversi illustrando, poi, i nuovi interventi programmati per ulteriori 12 milioni.  

Ma la parte più succulenta del suo discorso Tripodi l’ha riservata alle dinamiche della vita politica cittadina gettando lo sguardo verso l’orizzonte delle prossime comunali del 2027: «Dopo 16 anni i cognomi – con cui, probabilmente, si dovrà misurare ndr – sono sempre gli stessi: Laruffa e Pisano che oggi presentano i loro figli e nipoti. Ma l’alternativa a me è solo una e si chiama Michele Tripodi!» ha esclamato confermando, di fatto, la sua stessa ricandidatura passando a criticare aspramente «riciclati e transfughi che hanno cambiato bandiera».

Per quanto al campo largo, Tripodi ha ricordato di aver invitato a Polistena, in occasione della festa, esponenti politici del PD (Jasmine Cristallo) e del M5S (Pasquale Trdico e l’indipendente Ferdinando Laghi) per dialogare su temi ampi e con cui costruire un progetto a livello nazionale, non sul piano locale, semplicemente «perché questi partiti politici non esistono a Polistena; non abbiamo bisogno – ha affermato tranchant – di interagire con il locale PD che vota Occhiuto».

Ed ancora: «Noi non ci facciamo comprare dall’arroganza del denaro di chi dice di fare beneficenza per poi ritrovarsi a fare il manovratore politico interessato» perché «quello che dovevate comprare, l’avete comprato!» la stoccata riservata ai rumors concernenti le presunte ambizioni di discesa in campo accarezzate da qualche esponente dell’associazione culturale Civicamente, la cui prossima festa è stata messa nel mirino per via di una supposta “doppiezza” di fine socio-politico attuata (è parso il messaggio subliminale) più per tentare di trarre un vantaggio d’immagine nella costruzione di una futura soggettività politica competitor che per reali obiettivi filantropici.         

«Amministrare significa mettersi al servizio della gente» ha tuonato Tripodi, spingendo verso «una rivoluzione che parta dai giovani», investendo il proprio gruppo della doppia qualità di «democratici e rivoluzionari», capitalizzando il vantaggio politico derivante dall’aver governato per tanti anni la città condensato nel motto «vinceremo anche il prossimo anno!».