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Sei assoluzioni per la faida di Gioia Tauro. Nessun colpevole per l’omicidio di Giuseppe Priolo

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Il tribunale di Palmi
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PALMI – Crolla come un castello di sabbia colpito dal soffio del vento l’impianto accusatorio messo in piedi dalla Procura di Palmi per ricostruire l’omicidio di Giuseppe Priolo. Assolti tutti i sei degli otto imputati che hanno scelto il rito abbreviato, accusati di omicidio, tentato omicidio e detenzione di armi.

Il processo di primo grado si è celebrato a Palmi a carico di Giuseppe Brandimarte, Antonio Brandimarte, Vincenzo Brandimarte, Davide Gentile, Giovanni Priolo e Giuseppe Forgione; hanno invece scelto il rito ordinario i fratelli Rottura.

La Procura di Palmi (pm Giulia Pantano) aveva chiesto l’ergastolo per i tre Barndimarte e Davide Gentile, e 14 anni di reclusione per Giuseppe Forgione e Giovanni Priolo.

Solo da poco passate le 10e30 quando il gup del Tribunale di Palmi Giulio De Gregorio legge il dispositivo della sentenza che assolve i sei imputati e – fatto più unico che raro – deposita contestualmente le motivazioni della sentenza in cancelleria. L’insufficienza di prove è alla base di cinque delle sei assoluzioni; “tecnica”, invece la motivazione dell’assoluzione di Giuseppe Brandimarte.

Alla base delle assoluzioni c’è, per De Gregorio, un “metodo ricostruttivo vietato non soltanto dalla legge processuale, ma anche dai principi della logica”.

Per gli inquirenti, gli imputati sarebbero stati i responsabili dei fatti di sangue che tra il 2011 e il 2013 hanno interessato  Gioia Tauro. Per gli inquirenti la scia di sangue sarebbe scaturita dall’omicidio di Vincenzo Priolo, freddato a colpi di pistola sulla Statale 111 nel luglio del 2011.

La morte di Priolo, per la quale è stato condannato in secondo grado a 16 anni di reclusione Vincenzo Perri, secondo l’accusa avrebbe dato il via ad una serie di delitti riconducibili ad una “faida” tra le due famiglie.

 La Procura di Palmi ha già annunciato che ricorrerà in Appello contro la decisione del giudice.