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Rosarno: Le comunità ebraiche prendono le distanze da Sorrenti

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Il prof. Antonio Sorrenti
Il prof. Antonio Sorrenti

ROSARNO –  La “Comunità Ebraica” di Siracusa, il “Centro Sefardico Siciliano” e la “Federazione delle Comunità Ebraiche del Mediterraneo” prendono le distanze dalle dichiarazioni del prof. Antonio Sorrenti, che nel giorno della commemorazione delle vittime della Shoah, ha paragonato quella pagina buia e terribile della Storia alla difficile condizione dei lavoratori stagionali africani di Rosarno.

Con una lettera firmata dal segretario della “Comunità Ebraica di Siracusa”, dott. Dario Sutter, giunta a palazzo “S. Giovanni” nella mattinata di oggi, si esprime «il più profondo sdegno per le espressioni strumentali, volgari e demagogiche che Antonio Sorrenti ha rivolto alla comunità di Rosarno e alla sua amministrazione».

Secondo i rappresentanti delle comunità ebraiche, «paragonare, nel giorno dedicato alla memoria della Shoah, quanto accaduto a Rosarno alla tragedia dell’olocausto è vile frutto di un’idea distorta della storia». In questo modo, prosegue la nota, «non si fa altro che «decontestualizzare e  sdrammatizzare l’evento più truce, violento e feroce della storia dell’umanità». Secondo Sutter, l’utilizzo di questa ricorrenza «per promuovere personali e incondivisibili retaggi politici, rivela una strategia non isolata».

«Recentemente – si spiega nella missiva – in pubbliche manifestazioni si è tentato di paragonare il dramma degli Ebrei sotto il giogo nazista alla situazione israelo-palestinese, con le stesse finalità politico ideologiche, dimostrando di essere pervasi da una malafede profonda e da un’ignoranza terrificante. In questo caso Antonio Sorrenti ha cercato il plauso più torvo della faziosità ideologica».

La Comunità Ebraica di Siracusa e il Rabbino Stefano Di Mauro hanno infine espresso «forte solidarietà a tutta Rosarno, rassicurando che il prof. Sorrenti abbia parlato a puro titolo personale», chiarendo inoltre che lo studioso non sia conosciuto all’interno di queste importanti realtà, i due hanno sottolineato il fatto che esso «non rappresenta, nel modo più assoluto, l’ebraismo italiano e meridionale.

Francesco Comandè

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