Rosarno 11 anni dopo la rivolta. Medu: «Situazione sempre più drammatica»

Mancanza di informazione sul virus e sulle modalità per la prevenzione e il contenimento, assenza di misure di supporto al reddito, necessità legate alla sopravvivenza, hanno contribuito a rendere nel complesso inefficaci le poche misure sanitarie adottate

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tendopoli migranti
La tendopoli di San ferdinando

Nell’anniversario dell’undicesimo anno dalla rivolta di Rosarno, le condizioni di vita e di lavoro dei braccianti agricoli stranieri impiegati nella raccolta agrumicola nella Piana di Gioia Tauro appaiono quanto mai drammatiche, non solo per il persistere dei fenomeni di grave sfruttamento lavorativo, ma per la crescente precarietà delle condizioni socio-abitative e di salute. La pandemia da Coronavirus ha trovato terreno fertile presso gli insediamenti precari dove la promiscuità abitativa e le pessime condizioni igienico-sanitarie hanno favorito una rapida diffusione del contagio. E d’altra parte il sistema sanitario locale, più volte commissariato e gravemente carente in termini di risorse umane ed economiche, non è riuscito a pianificare e mettere in atto misure efficaci – in termini di screening e contenimento del virus – a tutela della salute della popolazione degli insediamenti precari e di tutta la collettività. Mancanza di informazione sul virus e sulle modalità per la prevenzione e il contenimento, assenza di misure di supporto al reddito, necessità legate alla sopravvivenza, hanno contribuito a rendere nel complesso inefficaci le poche misure sanitarie adottate. 

Il team della clinica mobile di MEDU è tornato ad operare nella Piana per il settimo anno consecutivo nel mese di ottobre 2020, fornendo assistenza sanitaria e supporto legale ai lavoratori agricoli che vivono presso la tendopoli ufficiale di San Ferdinando, il campo container di Rosarno e i casolari abbandonati nelle campagne dei comuni limitrofi. Si stima che siano presenti oltre 1500 persone, con un’affluenza in aumento nel corso dell’ultimo mese. Solo presso la tendopoli di San Ferdinando si contano più di 700 persone tra tende ufficiali e baracche che vengono costruite di giorno in giorno dai nuovi arrivati. In assenza di un servizio di smaltimento dei rifiuti, il panorama è caratterizzato, ancor più che  negli anni passati, da cumuli di rifiuti all’esterno e all’interno dell’insediamento. Nei casolari in campagna, la situazione non è di certo migliore, in assenza di accesso a luce, acqua e servizi igienici. 

La popolazione è costituita anche quest’anno da giovani uomini, per lo più richiedenti asilo e rifugiati provenienti dai paesi dell’Africa subsahariana occidentale e con un’età media di circa 30 anni. L’88% dei 100 pazienti visitati da MEDU nel corso dei primi mesi di intervento (ottobre-dicembre) era regolarmente soggiornante, ma poco più della metà delle persone che hanno fornito informazioni sulla condizione lavorativa (54) ha affermato di essere in possesso di un contratto di lavoro (55%) nella maggior parte dei casi di breve durata. Inoltre, solo una minima percentuale (13%) ha dichiarato di ricevere una regolare busta paga. Il lavoro grigio resta di fatto la norma tra i lavoratori con un contratto: il datore di lavoro spesso corrisponde una parte della retribuzione in nero e dichiara in busta paga un numero di giornate lavorative nettamente inferiore rispetto a quelle effettivamente svolte. 

Tra ottobre e novembre 2020, le autorità locali hanno predisposto due zone rosse a causa dell’elevato numero di persone risultate positive al Covid-19 presso gli insediamenti precari. La prima zona rossa ha riguardato il campo container di Rosarno, dove sono state condotte attività di screening e sono state allestite delle tende per l’isolamento dei casi positivi. In seguito, anche la tendopoli di San Ferdinando è stata isolata, ma con misure del tutto inefficaci, senza prevedere attività di sorveglianza epidemiologica dei casi positivi, né alberghi Covid o un’area dedicata all’isolamento. Ciò ha determinato una crescente tensione tra i braccianti, impossibilitati a tutelare adeguatamente la propria salute e a provvedere al proprio sostentamento, data l’impossibilità di raggiungere i luoghi di lavoro e di accedere ad ammortizzatori sociali. 
 
Alle problematiche descritte, si aggiungono i ripetuti incidenti stradali che non di rado coinvolgono i braccianti nel percorso in bicicletta verso i luoghi di lavoro. Solo nel mese di dicembre, tre incidenti stradali, di cui uno costato la vita a Gassama Gora un uomo di 34 anni, hanno coinvolto i braccianti della Piana. L’assenza di trasporti pubblici e di illuminazione stradale rappresentano infatti un ulteriore fattore di rischio quotidiano, che si aggiunge ai rischi legati alle condizioni di vita – diffusione del contagio e di altre patologie correlate alle condizioni abitative ed igienico-sanitarie, incendi, etc. – e alle condizioni di lavoro, caratterizzate spesso da orari e ritmi eccessivi e dall’assenza di dispositivi di sicurezza. Dall’inizio della stagione agrumicola, MEDU supporta il progetto “Luci su Rosarno”, che coinvolge diverse realtà operanti nel territorio della Piana nella distribuzione di luci per le biciclette. Si tratta di un’azione efficace, ma di certo non risolutiva. 

MEDU torna a ribadire l’urgenza di un’azione interistituzionale che restituisca dignità e legalità al territorio, ai lavoratori impiegati in agricoltura e all’intera popolazione. 

Occorre innanzitutto, in questa fase di emergenza sanitaria, adottare misure efficaci e straordinarie, a tutela della salute individuale e collettiva. Azioni capillari di screening, predisposizione di alberghi Covid per l’isolamento dei casi positivi, pianificazione di un piano di vaccinazione che raggiunga tutta la popolazione, inclusa quella degli insediamenti precari, ammortizzatori sociali o misure di supporto al reddito per le persone costrette all’isolamento. Servono poi interventi decisi e di lungo periodo, volti a contrastare illegalità e sfruttamento sul lavoro. Intensificare i controlli presso le aziende agricole, incentivare le aziende che garantiscono il rispetto dei diritti sul lavoro e dell’ambiente, promuovere le eccellenze locali, potenziare i servizi che permettono l’incontro legale tra domanda e offerta di lavoro. Sono solo alcune delle misure necessarie e improrogabili che, se adeguatamente pianificate e coraggiosamente implementate, possono prevenire il sorgere di nuovi ghetti della vergogna e dell’esclusione. Nuove baracche stanno sorgendo di giorno in giorno e, con ogni probabilità, come avvenuto più volte nel recente passato, una nuova e più estesa baraccopoli prenderà il posto della tendopoli ufficiale. È tempo di dichiarare un nuovo fallimento delle istituzioni e della politica o di dimostrare che un nuovo corso è possibile e necessario?