Processo Pioli, torna in aula il marito di Simona Napoli

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Il Tribunale di Palmi
Fabrizio Pioli
Fabrizio Pioli

PALMI – Torna in aula bunker a Palmi a tre mesi e mezzo Vincenzo Curinga, marito di Simona Napoli, la super testimone al processo che vede imputati i membri della famiglia Napoli di Melicucco, accusati di omicidio ed occultamento del cadavere di Fabrizio Pioli.

Curinga è tornato in su richiesta delle difese, le quali hanno ravvisato la necessità di testarne l’attendibilità alla luce delle dichiarazioni rese in aula dalla moglie.

E’ l’avvocato Guido Contestabile ad iniziare l’esame; alle sue domande Curinga ribadisce «di non aver mai detto alla mia ex moglie che l’omicidio di Pioli sia avvenuto nei pressi del capannone dei Napoli, né che gli altri componenti della famiglia Napoli abbiano partecipato all’uccisione del ragazzo». E ripete inoltre: «non ho mai parlato di seppellimento del cadavere di Fabrizio Pioli». È quindi il turno dell’avvocato Marcella Belcastro, che chiede al testimone di riferire su alcune circostanze avvenute la notte del 23 febbraio del 2012, quando Fabrizio Pioli scompare da Melicucco. «Ero a casa dei miei suoceri – riferisce Curinga – c’era molta confusione. Siamo stati in caserma dai carabinieri a Gioia Tauro, poi siamo rientrati a Melicucco ed io sono andato a casa dei miei».

È una testimonianza caratterizzata da diversi punti rimasti incerti quella di Vincenzo Curinga, fatta di frasi dette a singhiozzo e momenti di confusione. Confusione che assale l’ex marito di Simona Napoli quando è il pubblico ministero Giulia Pantano a sottoporlo ad esame. Gli chiede se è vero – come riferito da Simona Napoli – che ha appreso dell’omicidio di Fabrizio Pioli dal cognato Domenico Napoli, e la risposta è banalmente: «lei lo dice perché ce l’ha con noi, con me e con la mia famiglia».

Il pubblico ministero vuole ancora sapere se è vero che Domenico Napoli la notte del 23 febbraio è stato male, e se è vero che Simona Napoli lo ha appreso da lui, ma anche in questo caso la risposta è vaga: «stavamo tutti male». Perché? «Male perché non sapevamo dove fosse Simona con il bambino, non riuscivamo a rintracciarla…ecco, per questo dico che stavamo male». Su cosa sia successo la notte del 23 febbraio 2012, ci torna anche l’avvocato Carlo Monaco (difensore della famiglia Pioli); chiede a Curinga con chi fosse quella notte in casa Napoli, cosa sia successo. «Ero con Rosina e Domenico – risponde – Ma non parlavamo dell’accaduto. Io non ho mai parlato dell’omicidio neanche al telefono con la mia ex moglie. parlavo solo dopo che le notizie uscivano sui giornali».

Prima di Vincenzo Curinga è stata la volta del maresciallo Zambuco, in forza al nucleo investigativo dei carabinieri di Como. Riferisce dei contatti avuti con Simona Napoli nel periodo in cui la donna era sottoposta al programma di protezione. «La Napoli ha richiesto poche volte la scorta disposta dalla Prefettura di Reggio Calabria – racconta – ma non so se la abbia fatto perché a Como si sentiva sicura o se perché uscisse poche volte di casa. Personalmente sono stato contattato dalla Napoli in occasione di una lite col marito, sfociata in un’aggressione. Le ho consigliato, in quell’occasione, di rivolgersi ad un mio superiore». E riferisce poi di un cellulare che la donna ha trovato al marito, con un messaggio ad una ragazza: “Resisti fino al processo, poi di lei si libereranno”, era il testo del messaggio che Simona Napoli ha inoltrato al maresciallo Zambuco. Era un periodo particolare per Simona Napoli quello tra febbraio e marzo del 2013: aveva lasciato il programma di protezione ma appena qualche settimana dopo il ritrovamento del corpo di Fabrizio Pioli, la donna farà richiesta per rientrarci.