Polistena, la replica di Tripodi a PF: “Campagna d’odio personale”

Diffamazione e attività moleste alla base della denuncia. Il sindaco: "Io perseguitato"

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Conferenza stampa tonitruante del sindaco Michele Tripodi, attorniato dalla maggioranza di Rialzati Polistena, per sancire, inevitabilmente, la replica mordace a Polistena Futura e al suo modo di fare politica bollato come contrario agli interessi dei cittadini per come spiegato nell’intervento di apertura del capogruppo Fabio Racobaldo che ha parlato di «ennesimo attacco di PF con denuncia all’indirizzo del sindaco in quella che si è manifestata come una campagna d’odio che proviene da quella parte». Una lettura dei fatti che vede «i carnefici voler diventare vittime» con continui attacchi che hanno come solo scopo quello di «mettere i bastoni tra le ruote a sindaco e Amministrazione comunale» attraverso continue richieste agli uffici con l’effetto di ingolfarne lavori e rallentarne procedure. Un “danno”, dunque, queste «richieste senza senso» polarizzate a disorientare i punti di riferimento dei cittadini, ormai sfiduciati, con incessanti ricorsi a diverse istituzioni logorando, contestualmente, il rapporto tra maggioranza e opposizione. Allora, «basta campagna di odio e persecuzione» ha aggiunto Racobaldo che non ha escluso ulteriori iniziative del gruppo a sostegno della posizione del leader politico. Anche il vice sindaco, Giuseppe Politanò ha riservato una dura reprimenda nei confronti delle azioni “provocatorie” della minoranza guidata da Francesco Pisano – accusata oltre che di contraddizione e speculazione anche di essere, sostanzialmente, politicamente imbeccata dall’esterno per fare ostruzionismo – arrivando a parlare di atteggiamento che «non li premia politicamente» ma che ha arrecato un «danno alla democrazia». Per Tripodi “L’onestà non si denuncia” – mutuando il titolo dato alla stessa conferenza stampa – ha detto in toni severi, respingendo le polemiche e «una campagna volta alla demolizione dell’avversario politico, cioè il sottoscritto». Un discorso improntato su questo sostantivo, onestà, facendo leva sul suo impegno nella lotta contro le mafie e, peraltro, bacchettando PF di essersi focalizzata sulla procedura nella scelta dell’avvocato per la costituzione di parte civile nel procedimento Faust «per delegittimare quella scelta» risolvendosi in un gesto «politicamente inopportuno». Proseguendo, Tripodi ha sollevato la questione dei continui e speciosi ricorsi alle autorità (Garante della Privacy, Anac, Procura, Corte dei Conti e Prefettura) oltre agli interventi di natura politica attribuendone il significato di «attività tutte tese ad indebolire gli uffici e delegittimare la figura del sindaco». Non è mancato, in questo verboso cahier de doléance, l’invito alle dimissioni dello stesso Pisano «che non riesce a raccogliere nulla dopo tutte queste denunce» esplicitate, talvolta, nella forma della “diffida preventiva” alle ripartizioni comunali con l’effetto di rallentarne l’operatività. «Respingo tutto l’odio personale per il quale mi sento perseguitato» da un rapporto di circa 50 denunce a 1. «Una denuncia per diffamazione, sì, per difendermi dalle loro continue ed insistenti angherie ed insulti» nell’udienza del prossimo 4 aprile – che lo vedrà in aula assieme a Francesco Pisano, capogruppo di Polistena Futura e Gianfranco Scaramozzino, presidente della stessa associazione, nella doppia veste di attore e indagato, per effetto di una denuncia contrapposta tra le parti, ricongiunta dal giudice, ha ribadito Tripodi, a causa dell’opposizione alla prima archiviazione – perché «sul piano politico è evidente che PF perde terreno» ma anche per «tutelarmi dalla continua attività molesta» condotta da una campagna, come quella del duemila contro Mommo Tripodi, ha ricordato, «che non ha nulla di politico», definita «d’aggressione». Ed ancora: «respingo tutte le accuse politiche e non consentirò a Polistena Futura di essere il loro bersaglio politico» subordinato ad una «strategia messa in piedi, da più soggetti, per destabilizzare noi e la nostra azione politica». Infine, qualche timido segnale d’apertura è arrivato sulle dirette social su cui si è detto «personalmente favorevole per dimostrare, finalmente, l’atteggiamento della minoranza in Consiglio, anche se le modifiche al regolamento non dipendono da me» e sulla necessità di svelenire il clima attraverso una qualche possibilità di dialogo perché «se non ci sono pregiudizi, noi siamo anche pronti a collaborare».