Omicidio Luverà: assolto Paolo Chiappalone

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Il tribunale di Palmi
Il tribunale di Palmi

Tribunale_di_Palmi misure decentiPALMI – L’accusa si scioglie dinanzi alla formula di assoluzione «per non aver commesso il fatto» pronunciata dai giudici del Tribunale di Palmi.
Accusato di omicidio e lesioni aggravate, Paolo Chiappalone è uscito innocente da un processo celebrato con rito immediato – su richiesta della Procura – a seguito dell’arresto per i fatti risalenti al 13 novembre del 2010, quando in un agguato a Palmi, morì un giovane originario di San Martino di Taurianova, Martino Luverà, e rimase gravemente ferito l’avvocato Francesco Nizzari.

Le indagini presero il via da subito, condotte dai carabinieri del Nucleo Operativo di Palmi e coordinate dal sostituto procuratore Andrea Papalia, che al termine del dibattimento, la settimana scorsa, ha chiesto una condanna a 30 anni di reclusione per l’imputato, tornato in libertà perché assolto in primo grado.

Un processo indiziario quello a Paolo Chiappalone, fatto anche di un colpo di scena. A maggio di quest’anno la Corte di Cassazione aveva rinviato al Tribunale della Libertà di Reggio Calabria l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip, perché ritenuta illegittima; il Tdl reggino aveva però respinto il ricorso degli avvocati di Paolo Chiappalone – Guido Contestabile e Girolamo Curti – i quali hanno presentato un nuovo ricorso alla Cassazione, il cui esito era atteso il 2 agosto prossimo.

Un altro vuoto nell’impianto accusatorio è poi venuto a crearsi a seguito dell’archiviazione della posizione di un nipote di Paolo Chiappalone, Bruno Chiappalone, accusato di concorso in omicidio e lesioni. Il gip ha archiviato la posizione di Bruno Chiappalone a gennaio di quest’anno, su richiesta dello stesso pubblico ministero Andrea Papalia; all’uomo la Procura aveva rivolto l’accusa di aver fornito l’arma del delitto allo zio e di aver simulato successivamente una rapina durante una battuta di caccia, per disfarsi dell’arma. Secondo l’accusa Chiappalone avrebbe inoltre scritto una lettera anonima inviata agli inquirenti per depistare le indagini.

Accuse che la difesa di Bruno Chiappalone, rappresentata dall’avvocato Fabrizio Parisi, è riuscita a far cadere, dimostrando che l’arma in questione è stata acquistata dopo l’omicidio di Martino Luverà ed il tentato omicidio di Francesco Nizzari, e che era registrata al commissariato di polizia di Palmi. Un fatto che è emerso a maggio di quest’anno, quando Chiappalone si è presentato in aula bunker a Palmi in qualità di testimone. Non essendo stato possibile provare che l’arma fosse stata fornita da nipote di Paolo Chiappalone, Bruno, è quindi venuto a mancare un tassello importante per provare l’accusa: mancava infatti l’arma del delitto.

Soddisfatti per il risultato ottenuto, gli avvocati Guido Contestabile e Girolamo Curti hanno così commentato la sentenza: «Fermo restando il dolore per la famiglia Luverà e l’avvocato Nizzari, siamo contenti per il risultato, ma indignati perché in Italia, nonostante un pronunciamento favorevole della Cassazione, un innocente e una persona per bene debba marcire in carcere prima del riconoscimento della sua innocenza».