Obbligo di lavaggio dei dispositivi di protezione individuale: il Tribunale di Palmi le richieste di 36 portuali

MedCenter Terminal Container condannata a risarcire i lavoratori, rappresentati dall'avvocato Giuseppe Germanò del Foro di Palmi, per il mancato lavaggio delle tute da lavoro

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L’Avvocato Giuseppe Germanò del Foro di Palmi

Al termine di una lunga diatriba giudiziaria, due diversi magistrati della Sezione Lavoro del Tribunale di Palmi, hanno emesso complessivamente 36 sentenze con le quali è stata accolta la domanda che altrettanti dipendenti hanno indirizzato alla società MedCenter Terminal Container, per ottenere il risarcimento del danno subito a causa del mancato lavaggio dei Dispositivi di Protezione Individuale da parte del datore di lavoro, che devono essere obbligatoriamente indossati nel corso delle ordinarie giornate lavorative, a pena di sanzione disciplinare.

Tutti i lavoratori ricorrenti sono stati patrocinati dall’avvocato Giuseppe Germanò del Foro di Palmi (16 casi sono stati patrocinati anche dall’avvocato Angelo Langone) che ha approfondito una normativa non semplice ed oggetto di continua interpretazione ed evoluzione giurisprudenziale di merito e legittimità, mentre la società resistente è stata rappresentata dallo studio legale NCTM di Milano, uno dei più importanti studi legali d’Italia.

Il Tribunale, che nel prossimo mese di ottobre sarà chiamato a pronunciarsi su altri procedimenti identici, ha sposato la linea difensiva dei ricorrenti che hanno fondato le proprie ragioni su quanto previsto dalle normative di riferimento, che impongono al datore di lavoro di mantenere in efficienza i dispositivi di protezione individuale, ed assicurarne le condizioni d’igiene, mediante il lavaggio, oltre che le riparazioni e le sostituzioni necessarie.

Solo un lavaggio di tipo industriale assicura una garanzia di igiene, ed il datore di lavoro che deve ottemperare a tale obbligo di legge, se non possiede un servizio a tal fine predisposto all’interno dell’azienda, deve servirsi di un servizio di lavanderia industriale esterno.

Di recente la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza su un caso, la numero 5748/2020,  che ha di fatto confermato ciò che l’avvocato Giuseppe Germanò ha da diversi anni anticipato e sostenuto nei propri scritti difensivi, ossia che «in tema di tutela delle condizioni di igiene e sicurezza dei luoghi di lavoro, la nozione legale di Dispositivi di Protezione Individuale non deve essere intesa come limitata alle attrezzature appositamente create e commercializzate per la protezione di specifici rischi alla salute in base a caratteristiche tecniche certificate, ma va riferita a qualsiasi attrezzatura, complemento o accessorio che possa in concreto costituire una barriera protettiva rispetto a qualsiasi rischio per la salute e la sicurezza del lavoratore, in conformità con l’art. 2087 c.c.; ne consegue la configurabilità a carico del datore di lavoro di un obbligo di continua fornitura e di mantenimento in stato di efficienza degli indumenti di lavoro inquadrabili nella categoria dei D.P.I.», e soprattutto, che devono essere considerati D.P.I. non soltanto quegli indumenti identificati come tali nel Documento di Valutazione Rischi (D.V.R.), che è un documento certamente importante ma pur sempre “confezionato” dal datore di lavoro.

I ricorsi proposti sono stati molto articolati per ciò che riguarda ogni deduzione in fatto ed in diritto oltre che essere corredati da decisivi elementi istruttori, tra cui spicca la Consulenza Tecnica di Parte a firma dell’Ingegnere Maurizio Cento, dimostrando in maniera documentale che vi è stato inadempimento del datore di lavoro, che ha costretto i lavoratori portuali ad un ordinario lavaggio domestico che oltre a non essere sicuro ha determinato dei costi non dovuti. L’impegno professionale profuso in maniera esaustiva negli scritti difensivi ha consentito ai Giudici di emettere le sentenze sulla base degli atti e dei documenti prodotti, facendo riferimento a criteri equitativi di cui i ricorrenti hanno fornito precisi criteri a cui ancorare le decisioni, così come prevede la legge.

L’avvocato Germanò specifica che le quantificazioni risarcitorie ottenute sono inferiori a quelle richieste e ciò potrà essere oggetto di rivalutazione in un eventuale giudizio di secondo grado, visto pure che verosimilmente la società resistente impugnerà le sentenze emessa dal Tribunale di Palmi, ma il dato di eccezionale importanza giuridica consiste nel riconoscimento del fondamento normativo e giudiziale, e, soprattutto nella circostanza che è la prima volta in Italia che il diritto del lavoratori ad usufruire di un lavaggio industriale del D.P.I. (o del corrispondente risarcimento) viene accertato a carico di una società che si occupa di logistica, con risvolti pratici e giuridici inevitabili su tutto il territorio nazionale, soprattutto in questo momento storico in cui il tema dell’igiene rappresenta una questione di primario interesse pubblico.