Narcotraffico, condanne ridotte in appello

Per alcuni dei 22 imputati nel processo "Vulcano" cadono le aggravanti della transnazionalità e dell'organizzazione armata

Il tribunale di Palmi
Il tribunale di Palmi

La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha emesso sentenza di condanna nei confronti delle 22 persone imputate nell’inchiesta denominata “Vulcano”, che ha sgominato una presunta organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti in favore di alcune tra le più potenti cosche di ‘ndrangheta.

Condanne ma pene ridotte in misura significativa per buona parte degli imputati. La Corte d’Appello ha escluso le aggravanti della transnazionalità e dell’organizzazione armata.

Inquieto
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Nessuno sconto per coloro che sono considerati i deus ex machina della presunta organizzazione, Antonino Pesce e Michele Zito, condannati entrambi a 20 anni di reclusione e difesi rispettivamente dagli avvocati Carmelo Naso e Vianello Accoretti, e Mario Santambrogio e Guido Contestabile.

Pene ridotte, invece, per Salvatore Etzi (14 anni in Appello, 18 in primo grado) difeso dagli avvocati Giovanni Vecchio e Antonino Curatola; Ernesto Madafferi (12 anni in Appello, 18 in primo grado), difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Gianfranco Giunta; Giuseppe Pataffio (12 anni in Appello, 16 in primo grado), difeso dagli avvocati Girolamo Larosa e Gianfranco Giunta; Francesco Gioffrè (7 anni e 9 mesi in Appello, 14 in primo grado), difeso dagli avvocati Domenico Alvaro e Andrea Alvaro; Antonio Pavia (6 anni e 8 mesi in Appello, 14 in primo grado), difeso dagli avvocati Luca Cianferoni e Mario Santambrogio; Rosario Cunsolo (9 anni in Appello, 13 anni e 4 mesi in primo grado), difeso dagli avvocati Armando Veneto e Michele Italiano; Gaetano Tomaselli (9 anni in Appello, 13 anni e 4 mesi in primo grado), difeso dall’avvocato Guido Contestabile; Pacifico Belcastro (8 anni in Appello, 12 anni e 4 mesi in primo grado), difeso dagli avvocati Renato Vigna e Fortunata Copelli; Giovanni Mangiaviti (6 anni e 8 mesi in Appello, 12 anni in primo grado), difeso dagli avvocati Santo Furfaro e Giovanni Passalacqua; Francesco Ferraro (5 anni in Appello, 10 anni e 8 mesi in primo grado), difeso dall’avvocato Girolamo Larosa; Giuseppe Nicolaci (8 anni in Appello, 10 anni e 8 mesi in primo grado), difeso dagli avvocati Carmelo Naso e Michele Novella; Tommaso Concas (5 anni e 4 mesi in Appello, 8 anni e 8 mesi in primo grado); Luigi Di Casola (5 anni e 4 mesi in Appello, 8 anni e 8 mesi in primo grado); Luca Martinone (3 anni e 4 mesi in Appello, 8 anni in primo grado), Achille Rocco Scutellà (5 anni in Appello, 8 anni in primo grado); Caterina Ursida (5 anni e 4 mesi in Appello, 7 anni e 8 mesi in primo grado), difeso dagli avvocati Andrea Alvaro e Annalisa Rotolo; Gabriello Savarese (5 anni in Appello, 5 anni e 10 mesi in primo grado); Daiana Concas (5 anni e 2 mesi), Tonino Belcastro (1 anno e 8 mesi), difeso dagli avvocati Francesco Nizzari e Domenico Infantino.

L’inchiesta è stata coordinata dalla Dda reggina ed ha riguardato una presunta organizzazione criminale che gestiva – secondo le risultanze delle indagini della magistratura – il traffico di sostanza stupefacente.

Secondo l’antimafia reggina gli imputati avrebbero favorito le cosche Molè, Piromalli, Alvaro e Crea, attive nella Piana di Gioia Tauro.

L’operazione è scattata nel Luglio del 2016 ed ha permesso alla magistratura di risalire ai presunti rapporti che le cosche avevano con i narcotrafficanti all’estero, specie di Panama. La droga arrivava in Italia attraverso cargoship nei porti di Gioia Tauro, Genova, Lovorno e Napoli, e poi venduta in tutto il territorio.