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MA CHI HA INVENTATO L’ORA LEGALE?

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sveglia ora legale solare

Nella notte che seguirà, fra il 24 e il 25 ottobre alle ore 3,00, tutti coloro che indossano un orologio
meccanico o hanno sul comodino accanto al letto una sveglia analogica dovranno riportare indietro
le lancette di un’ora (smartphone e sveglie digitali faranno da sé!). Si ripristina l’ora solare, che ad
un’ora di sonno in più al mattino regalerà anche un lento e progressivo avvicinamento alla stagione
invernale.
Ma chi ha inventato l’ora legale?
In inglese viene chiamata Daylight Saving Time e, secondo “leggende”, fu Benjamin Franklin (uno
dei firmatari della Dichiarazione d’indipendenza americana) a rappresentare i benefici della luce del
giorno, rispetto alla luce artificiale, sull’economia.
In realtà, Franklin fu solo autore di un divertente e ironico saggio che pubblicò nella primavera del
1784 sul Journal de Paris, con il titolo “An Economical Project”.
Leggendo riga per riga, scopriamo che non doveva neanche essere un cultore delle sveglie
antelucane, se arrivava a scrivere: “Coloro che come me non hanno mai visto la luce del sole prima
di mezzogiorno, rimarranno stupefatti, come lo sono stato anche io, quando scopriranno che il sole
sorge così presto, specialmente se vi assicuro che comincia a diffondere la sua luce non appena
sorge. Di questo sono convintissimo. L’ho visto con i miei occhi”.
Se Franklin fosse veramente un dormiglione oppure no non possiamo saperlo, ma certamente aveva
ben calcolato i benefici che alla popolazione di Parigi, a cui si rivolgeva, sarebbero derivati dal
prolungamento della luce solare: risparmio di candele e risparmio di olio per l’accensione dei lumi,
in particolare. Per rinforzare questo proposito, suggeriva anche alcuni provvedimenti di polizia:
tassare coloro che tenevano chiuse le finestre per non far entrare la luce del sole; imporre un
consumo di candele non superiore ad un pound a settimana; non far circolare le carrozze la sera,
salvo particolari eccezioni; far suonare le campane delle chiese ogni mattina al sorgere del sole, per
svegliare la popolazione e, in alternativa, fare esplodere un colpo di cannone nelle strade.
Convinto che tutto fosse nell’interesse della popolazione, Franklin concludeva il suo saggio non
chiedendo per sé né pensioni, né particolari ricompense, né alcun privilegio: solo l’onore di averlo
suggerito.
Ma non fu ispirato dall’ironia di Franklin colui che, per primo, teorizzò l’introduzione dell’ora
legale su basi scientifiche: George Vernon Hudson, un impiegato delle poste della città
neozelandese di Wellington, che era anche un appassionato entomologo e astronomo autodidatta.
Fu proprio la sua passione ad ispirargli l’artificio dell’anticipazione oraria.
Hudson dedicava il suo tempo libero ad osservare gli insetti, sfruttando il più possibile la luce del
sole, anche all’alba. Fu allora che si rese conto di quanta luce naturale andava sprecata al mattino,
mentre la gente dormiva, soprattutto dalla primavera all’estate.
L’intuizione fu trasformata in un progetto concreto, presentato anche alla Wellington Philosophical
Society nel 1895, che prevedeva lo spostamento dell’orario di due ore in avanti dal 1° ottobre al 1°
marzo (Hudson viveva nell’emisfero australe, dove le stagioni sono invertite rispetto al Nord della
Terra). Tale anticipazione avrebbe consentito di avere molto più tempo a disposizione per attività
all’aria aperta, oltre ad un impatto deflattivo sui consumi di energia. La proposta venne derisa e
contestata dai saggi dell’Accademia, ma Hudson non si arrese e tre anni dopo pubblicò un
approfondimento con le repliche alle obiezioni mosse.
Nel frattempo, i suoi studi ebbero risonanza anche in Europa, e in Gran Bretagna in modo
particolare, dove nel 1916 con il Summer Time Act, sulla spinta anche dell’intensa campagna

pubblica condotta dal costruttore britannico William Willet, venne introdotta l’ora legale, che venne
adottata in Nuova Zelanda solo undici anni dopo, con un risarcimento morale ad Hudson che
ricevette ben due onorificenze dal mondo accademico.
All’epoca l’Europa affrontava il primo conflitto mondiale e i problemi sociali ed economici ad esso
connessi.
L’impero tedesco e l’impero austro-ungarico, un mese prima della Gran Bretagna, avevano adottato
l’ora legale e l’Italia era pronta ad allinearsi: con il Decreto Luogotenenziale n. 631 del 25 maggio
1916, venne stabilito che “dalla mezzanotte del 3 giugno 1916, l’ora legale sarebbe stata anticipata
di 60 minuti primi a tutti gli effetti”, “ritenuta la convenienza di economizzare sul consumo di
combustibili usati per la illuminazione artificiale, meglio utilizzando le ore d’illuminazione solare”.
L’ora solare tornò a regime il 3 ottobre dello stesso anno e fu successivamente reintrodotta, a partire
da marzo, ogni anno fino al 1920, quando venne abolita.
Il secondo conflitto mondiale presentò nuovamente i problemi di risparmio energetico e l’ora legale
fu reintrodotta dal 14 giugno 1940 fino al 2 novembre 1942, rimanendo ininterrottamente in vigore
per due anni e mezzo.
Con la fine della guerra fu nuovamente abolita, per essere poi definitivamente introdotta per far
fronte alla crisi energetica da maggio 1966, con la L.503/1965.
L’intervallo di durata dell’ora legale venne progressivamente allungato, per assestarsi nel 1996 a
sette mesi, da marzo ad ottobre.
Ciò che era iniziato come una proposta ironica, che punzecchiava le abitudini della popolazione più
che promuoverne il risparmio, è divenuto oggetto di una specifica disciplina da parte dell’Unione
Europea: nel processo di armonizzazione normativa fra gli Stati membri, la Direttiva 2000/84/CE
del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’UE ha stabilito in modo permanente che l’ora legale
abbia inizio l’ultima domenica di marzo e si concluda con ritorno all’ora solare l’ultima domenica di
ottobre.
Il lungo cammino del Daylight Saving Time non sembra destinato ad arrestarsi, tra le posizioni che
vedono contrapposti i Paesi del Nord Europa a quelli dell’area Mediterranea.
Ma questa è un’altra storia, da raccontare al prossimo cambio: oggi ci prepariamo alla notte che ci
farà, comunque, dormire un’ora in più!