L’ex minoranza respinge le accuse di Barone. “Non siamo traditori”

Conferenza stampa, questa mattina, di Boemi, Ranuccio e Ferraro convocata in seguito alle dichiarazioni in consiglio del sindaco

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Da sinistra: Ferraro, Ranuccio e Boemi

Provavano imbarazzo a rimanere in un Consiglio comunale finito sotto la lente della Procura, non si sentivano più a loro agio in un luogo in cui per diverse volte in quattro anni e mezzo ha messo piede la magistratura, ordinando arresto e confische. Non riuscivano più – probabilmente non è mai stato loro possibile – ad esercitare il ruolo di opposizione perché ogni loro proposta veniva sistematicamente chiusa in un cassetto e mai discussa.

Per questi motivi Giuseppe Ranuccio, Salvatore Boemi, Tato Ferraro hanno deciso di dimettersi da consiglieri di opposizione più di un mese fa, e a distanza di oltre trenta giorni si sono visti piombare l’accusa di aver tradito gli elettori con un comportamento irresponsabile. E’ stato il sindaco Giovanni Barone, durante l’ultimo consiglio comunale, a rivolgersi così nei confronti dei consiglieri dimissionari e di coloro che, subentrati, non hanno accettato il mandato, facendo però dei distinguo tra chi “ha impegni personali e di lavoro” e chi invece, secondo lui, sarebbe stato mosso nella scelta da uno “stratega della politica”, con ogni probabilità Giuseppe Ranuccio.

La risposta di alcuni dei consiglieri dimissionari non si è fatta attendere, e questa mattina in conferenza stampa Salvo Boemi, Tato Ferraro e Giuseppe Ranuccio hanno rimandato al mittente ogni accusa, difendendo ancora una volta la scelta fatta un mese fa.

“Ho appreso delle ultime dichiarazioni del nostro primo cittadino attraverso la stampa – ha detto Ferraro – La prima personale riflessione la dedico alle nostre surroghe: il sindaco parla di scelta autonoma non politica, al di fuori delle logiche di partito. Ebbene, la minoranza dimissionaria ha iniziato un percorso politico quasi 5 anni fa; la volontà dei cittadini ci ha destinati all’opposizione da dove, nonostante le mille difficoltà, gli ostacoli, a volte i soprusi di questa amministrazione, comunque ha lavorato in perfetta armonia, compatta, dunque la nostra scelta è una scelta fatta in quest’ottica, una intera coalizione coesa decide la strada da intraprendere. Poi ci sono scelte personali di chi, eventualmente, ha accettato o accetterà di entrare in consiglio, certamente fare la stampella, il puntello di questa amministrazione vacillante non è il massimo delle aspirazioni”.

“La nostra scelta di rassegnare le dimissioni – ha proseguito – è stata un gesto di rottura, certamente eclatante, perché tale doveva essere il tentativo di smuovere le coscienze di chi, negli scranni del consiglio comunale, ha la maggioranza e mal governa. In maniera fin troppo ottimistica personalmente avevo auspicato che, con sensibilità ed intelligenza, i Consiglieri di maggioranza mettessero fine all’agonia del paese. Il sindaco ci accusa di essere irresponsabili, di aver contravvenuto, tradito la volontà degli elettori. Non credo proprio che possano giusto loro ergersi a giudici della nostra scelta”.

Se c’è un’accezione di responsabilità da mettere in discussione, è senz’altro per Tato Ferraro quella con cui si addebita all’amministrazione il degrado in cui è precipitata Palmi, città “assente alle manifestazioni importanti, la città del mostro in cemento in villa, dello scivolo ai disabili negato fuori la scuola “De Zerbi”, delle sfere di cemento messe in I Maggio e subito rimosse”.

Non ha fatto sconti neanche Giuseppe Ranuccio: è lui, quasi certamente, lo “stratega della politica” di cui ha parlato Barone in consiglio. “Ricordo al sindaco che le dimissioni della minoranza, 5 su 6 consiglieri, costituiscono un fatto clamoroso che non trova precedenti nella storia politica della nostra città – ha detto Ranuccio – Non trattasi, ovviamente, di un fatto personale, ma di una scelta ponderata e fondata su motivazioni sostanzialmente  politiche, oltre che sulla scorta delle numerose e rilevanti vicende giudiziarie che più o meno direttamente hanno coinvolto la maggioranza. Non è superfluo, a tal proposito, parlare di questione morale.Per quanto attiene poi alla diversificazione delle posizioni fatta dal primo cittadino, se vere, comprendo le presunte e possibili giustificazioni personali e riservate che siano potute giungere, in quanto legate probabilmente all’osservanza del canone del “quieto vivere”.

Come Ferraro, anche Ranuccio sostiene di non aver tradito il mandato elettorale, dal momento che, sostiene, “il nostro elettorato spingeva in tale direzione”. E aggiunge: “mi limito ad etichettare come simpatico chi rivolge a noi tale accusa, pur essendo ben cosciente del fatto che egli è stato l’artefice dell’affondamento di ben tre amministrazioni, dall’interno della maggioranza, tradendo quindi non solo gli elettori ma persino i suoi stessi compagni di viaggio. Di ciò, la storia è attendibile testimone”.

Inutile dunque prendersela con chi non è più in consiglio: “se hanno i numeri possono continuare ad amministrare. Amministrate, possibilmente senza fare ulteriori danni ed evitando alla città figure barbine; da ultimo, la comparsa e scomparsa delle palle in piazza. Peraltro, probabilmente adesso avete un consiglio comunale idoneo alla realizzazione di quella rivoluzione culturale di cui parlate sovente come obiettivo primario”.

E’ stata quindi la volta di Salvatore Boemi, anch’egli critico verso il sindaco. “Si può criticare una decisione, lo si può fare anche aspramente – ha detto – ma bisogna sempre trovare il modo giusto di dire le cose. Rimetto al mittente l’accusa di aver tradito i miei elettori: lo sa bene il sindaco, nella mia vita non ho mai tradito nessuno. Mi sento offeso dalle sue parole, ancor più perché so che in questi anni il nostro lavoro di opposizione non è mai stato apprezzato e considerato”.

Tante, secondo Boemi, le occasioni perse da questa amministrazione di lavorare insieme all’opposizione per l’obiettivo del bene comune; una su tutte, la vicenda che riguarda la costruzione dell’Ospedale. “Ho più volte invitato Barone a venire con me a Catanzaro negli uffici giusti – ha aggiunto Boemi – Gli avrei fatto da autista, gliel’ho proposto diverse volte, ma non ha mai accettato questo mio invito. Ed è grave che proprio dinanzi ad un problema così serio, quale quello della sanità, un sindaco che vive in una zona di “deserto” sanitario, non faccia sentire la propria voce”.

Boemi ha proseguito dicendo di essersi sentito “preso in giro quando è stato detto dal sindaco che non ha i poteri per chiedere l’insediamento di una commissione di accesso, quando basterebbe una raccomandata al Prefetto perché venga fatta una verifica degli atti prodotti. La scelta di dimettermi è stata personale, e sulla scorta di quanto deciso, anche il resto dell’opposizione ha maturato questa decisione. Nessuno ha costretto nessuno a dimettersi, ma è stata una valutazione fatta alla luce di molti episodi che non ci sono piaciuti”.

Per un ex magistrato deve essere stata dura rimanere in un consiglio in cui due componenti di maggioranza sono stati arrestati, un terzo è stato costretto a dimettersi per motivi giudiziari che hanno colpito la famiglia ed i risultati finora ottenuti non possono di certi dirsi brillanti. “Qui una sola cosa c’era da fare – ha concluso Boemi – rimettere il mandato nelle mani dei cittadini”.