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La riflessione di Pino Sciarrone sul femminicidio

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Pino Sciarrone
Pino Sciarrone

Riceviamo e pubblichiamo:

Caro Inquieto, ci sono cose difficili a dire e momenti in cui “non si ha il diritto” di esprimere la propria opinione, cosicché la cosa più facile è tacere a meno che il fato, cui personalmente credo molto, non ci metta lo zampino.

Sai che mi diletto nel fabbricare maschere di terracotta che riproducono gli attori dell’antico teatro greco.
Da tempo ho completato e pubblicato i 44 tipi della commedia di Menandro; ora invece mi ritrovo a modellare i personaggi della tragedia che, contrariamente a quelli della commedia, non sono mai “tipi fissi” giacché possono cambiare nello svolgersi della trama.

Dopo aver copiato circa quindici personaggi da altrettanti reperti archeologi che ci sono pervenuti grazie agli scavi, mi sono apprestato ad “immaginare” tutti gli altri attori di cui non si hanno i cosiddetti monumenti in terracotta. Dopo aver modellato Cassandra, Agamennone, Egisto e Clitennestra, primi attori di una tragedia infinita, sono passato a Giasone e da questi a Medea.

Così come ho fatto per le precedenti maschere (che non ho potuto copiare ma immaginare alla meglio), ho esposto un primo abbozzo (facebook) per sentire il parere degli amici: “è troppo” folle”. Sulla figura tragica è consigliabile inserire pietà e umana comprensione del dramma che per mezzo del suo simbolo attraversa tutti i tempi. Ciao e buon lavoro”.

Chi scrive è una donna indubbiamente colta e saggia. Rispondo ringraziandola e manifestando una totale condivisione dei suoi suggerimenti. Di fatto intendevo cogliere il personaggio nel momento della sua totale perdizione, quando la stessa, cioè, si apprestava ad uccidere i figli avuti da Giasone, deciso a ripudiarla; ed ecco che i capelli ispidi e ribelli come fossero i serpenti di Medusa mi accingo ad acconciarli con un garbo diverso e le rughe del viso che indicano “rabbia” assoluta si flettono decisamente nella direzione del dolore. D’altronde, lo stesso Euripide, con sorprendente originalità, ci ha mandato questo messaggio tanto subliminale quanto deciso: di Medea bisogna comprendere il suo dolore ancorché l’ira funesta!
Oggi in Italia specialmente i media e le strade dell’urbe sono affollate di gente che manifesta contro il femminicidio (termine in voga dal 2008) come se da qualche altra parte del Pianeta ci fosse una maledetta stirpe a favore di questo esecrabile delitto. Mi domando invece: perché la tragedia greca ci tramanda la follia omicida di una donna abbandonata e non viceversa? Forse a quel tempo gli uomini avevano un ruolo diverso. Mi faccio cogliere da un dubbio e vado a spulciare i dati dell’Istat: ogni anno in Italia si verificano 200 femminicidi e 4200 suicidi di cui 3400 circa riguardano il sesso maschile. Ho l’impressione che non si tratta di fare proclami femministi ma di scienza antropologica: l’uomo di oggi (nel bene e nel male) ha perso “potere” nei confronti della donna che, oltre ad affermare l’uguaglianza, manifesta la sua naturale estrosità. Se è vero che ogni anno in Italia l’uomo uccide 200 volte la donna amata, è vero anche che per 3200 volte (ogni anno in Italia) dà a se stesso la morte in piena coscienza, tant’è che secondo l’Istat i casi di turbe psichiche sono solamente il 13% e non è vero (quello che taluni vorrebbero invece sostenere) che la crisi economica sia stata determinante in tal senso (negli ultimi 30 anni i dati sono assolutamente sovrapponibili). Non è vero, ancora, quello che propone la Vanoni quando dice “bisogna imparare ad amare, bisogna imparare a lasciarsi”. Amare non è un master di apprendimento che ti rilascia un attestato di idoneità. L’amore ha a che fare con l’istinto e con la vita stessa e purtroppo di amore si può morire oggi come ieri. Il problema non si esaurisce nella demonizzazione di un gesto estremo (a conti fatti per ogni volta che un uomo uccide una donna ben sedici volte uccide se stesso ma ciò avviene nel silenzio più assoluto. Ovviamente a me non compete affermare “verità” che spettano purtroppo ai posteri ed agli studiosi fuori dal gregge.
Viva le donne.

Pino Sciarrone.