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La notte prime degli esami: un ponte fra generazioni, sogni e speranze

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C’è una data che accomuna generazioni e cavalca il tempo e i tempi di questa vita, diventata ormai
una sequenza di immagini; una data che ha come colonna sonora quel Venditti che ticchetta sui tasti
di un pianoforte caricato “sulla spalla”. È la data degli esami di maturità.
Piace, e tanto, soprattutto la notte prima degli esami: rincorsa, organizzata, fotografata e diffusa sui
social, con una forza propulsiva incontenibile di sentimenti, emozioni e commozione.
La notte in cui si saluta un percorso lungo quasi due decenni in cui si sono “tenute le prove” per la
vita adulta che è pronta a schiudersi, all’alba del giorno nuovo.
È una notte unica, che non concederà mai più un bis: ci saranno tante altre vigilie di tante altre notti
importanti, ma solo quella che precede la maturità concentra in sé inconsapevolezze e timori; ansie
e paure; farfalle nello stomaco e ali di gabbiano per volare in una nuova e più alta dimensione,
quella delle responsabilità, della tenacia, della capacità di superare gli ostacoli.
Sono le prove stesse dell’esame che quantificano la cifra e la dose della maturità: ciascuno dei
candidati è solo davanti all’ignoto, davanti a quei testi da analizzare, su cui argomentare e su cui
nessuno avrebbe scommesso durante l’anno scolastico; traduzioni e quesiti da volgere e
interpretare, che sembrano appartenere all’Iperuranio; colloquio e discettazioni davanti a
sconosciuti, che nulla sanno di te e che, probabilmente, mai più incontrerai in futuro.
Ma è questa la “maturità”: riuscire a saper fare, anche quando apparentemente non si sa.
La dotta ignoranza di Socrate, con qualche adattamento e revisione, che è, in fondo, l’ultimo lascito
del percorso scolastico di questi meravigliosi giovani, alle cui ansie gli adulti non possono non
partecipare, perché rivivono le proprie ormai lontane, perché sanno che è la prova stessa la licenza
per il mondo adulto, perché è a loro che gli impenitenti e un po’ attempati maturandi di un tempo
ostinatamente affidano il futuro e anche una frazione delle proprie speranze, quelle ovattatesi
quando i bagliori e i suoni della notte prima dei propri esami si sono smorzati, ma che ancora non
vogliono abbandonare del tutto.
Perché, in fondo, è nel ciclo perenne della vita che si rinnova che sono custoditi i doni dell’essenza
di ogni essere umano, che sceglie di crescere, di progredire, di continuare il cammino.
In bocca al lupo e buona vita, meravigliosi maturandi e maturande del 2026.