Il disco dell’estate

Un racconto di Annamaria Calderazzo

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Quella era l’estate di “Summer ’68” dei Pink Floyd.

Io attendevo con intrepida emozione il disco: mi disse che presto me lo avrebbe recapitato a casa.

Amavo la loro musica, immensa ed abbagliante… Tutti noi, ragazze e ragazzi, la amavamo.

Lavorava in Svizzera, vicino Lugano, mentre io, da qualche anno, insegnavo matematica alle medie.

Le nostre telefonate, leggere e rincuoranti, accorciavano le distanze.

Si avvicinava il mio compleanno ed io ero sempre più raggiante, immaginando il suo arrivo. Purtroppo, però, il lavoro lo trattenne lì… in compenso, il disco arrivò puntualissimo.

Avere a casa il giradischi era un gran lusso allora. Così, mi precipitai con sveltezza a casa di Gina, la mia amica del cuore, che ne aveva uno. Iniziai ad ascoltare e, con il cuore a mille, mi resi conto che quella canzone – nascosta nel lato B del disco – avrebbe impreziosito le mie vacanze.

Ricordo ancora la copertina di quel vinile a 45 giri, ricordo ancora il viso della mamma di Gina nel vedermi percorrere, con rapidità, i gradini della scala che portava al piano superiore di casa sua.

Solitamente, lassù, in camera dei suoi genitori, passavamo i nostri lunghi pomeriggi di inverno o d’estate, a guardare la tv o ad ascoltare qualche disco che ci faceva sognare.

Si, sognare! Perché, a quel tempo si sognava con poco e noi giovani donne avevamo voglia di farlo.

I Pink Floyd mi riportano, spesso, nella mente Edoardo. Oggi, come allora. Nonostante le nostre vite siano ormai separate.