GIOIA TAURO – “La nostra Società ha sempre tenuto conto del disagio creato ai cittadini per alcuni episodi di maleodorazione creati dall’impianto, ma vorremmo essere creduti quando affermiamo che nessun pericolo per la salute pubblica può provenire dall’attività del depuratore. Non c’è niente di più sbagliato che pensare di associare l’intensità del cattivo odore alla pericolosità di ciò che si tratta nell’impianto”.
E’ questo uno dei passaggi più importanti della lunga nota diffusa (leggi la nota integrale) dalla Iam per chiarire la propria posizione in merito all’indagine della Procura di Potenza sul possibile smaltimento illecito di rifiuti pericolosi e sulle proteste degli abitanti del comitato di quartiere Fiume.
“Non c’è niente di più sbagliato viene affermato nella nota diffusa dalla società che gestisce il depuratore di Gioia Tauro – che pensare di associare l’intensità del cattivo odore alla pericolosità di ciò che si tratta nell’impianto. Ogniqualvolta si avvertono odori sgradevoli non vuol dire che lo scarico a mare è fuori norma. Per poter valutare gli accadimenti occorre una compiuta analisi dei fatti contestati, allo stato noti solo alla magistratura, a cui la Iam si affida auspicando un giudizio vero, non fondato su suggestioni interpretative ma su prove, nonché finalizzato a ristabilire la verità dei fatti e quindi la serenità dei cittadini gioiesi. Certi che il nostro operato abbia sempre seguito i canoni della legalità, confidiamo che a conclusione della vicenda sia dato il giusto risalto mediatico”.
Il comunicato fa anche riferimento alle intercettazioni emerse dall’inchiesta e nel testo viene specificato: “in merito a quanto riportato dagli organi di stampa relativamente alle intercettazioni sulle proteste per i cattivi odori, si vuole precisare che le contestazioni di giorno 25 sono da riferire all’episodio specifico di miasmi dall’impianto, causati da un black out elettrico per l’improvvisa avaria di uno dei due gruppi elettrogeni, noleggiati dalla Iam, al fine di alimentare l’impianto. Infatti, in quella data, l’Enel aveva interrotto l’energia elettrica per lavori di manutenzione sulla propria rete di distribuzione. Tale situazione di emergenza è stata comunicata prontamente agli organi di controllo interessati. In conseguenza di tale accadimento venivano sospesi i conferimenti per quella giornata, dal momento del suddetto black out, ed anche per la successiva, ciò al fine di far riprendere la totale funzionalità dell’impianto”.
L’azienda guidata dal direttore generale Domenico Mallamaci ha illustrato l’iter che viene effettuato prima che un rifiuto venga smaltito all’interno dell’impianto e ha precisato che dal 2 gennaio 2015 non sono stati più conferiti all’interno dell’impianto rifiuti prodotti dall’Eni.
I rifiuti prima di essere omologati nell’impianto di depurazione devono avere uno specifico certificato di caratterizzazione e una dettagliata descrizione del ciclo da cui hanno origine.
Per quanto riguarda i rifiuti al centro dell’inchiesta, la Iam sostiene di aver operato in maniera più stringente rispetto a quanto previsto dalle norme. “sebbene l’Aia – si legge ancora nella nota – richieda di effettuare le analisi ogni 300 tonnellate di rifiuto proveniente dallo stesso sito, la nostra società ha effettuato determinazioni analitiche specifiche su ogni autocisterna che conferiva, quindi ogni 30 tonnellate”. Nel comunicato vengono anche elencate le verifiche effettuate all’interno dell’impianto ed i risultati di tutti i rapporti analitici dell’Arpacal.
La nota della Iam è arrivata poche ore dopo la seduta del consiglio comunale di Gioia Tauro, in cui all’unanimità è stato chiesto l’azzeramento del cda della Iam e la sospensione immediata della linea che depura i rifiuti provenienti dalle autocisterne.
Il consiglio comunale di Gioia Tauro ha infine aderito alla manifestazione di protesta in programma mercoledì mattina, organizzata dal comitato di quartiere fiume e dall’associazione contro i tumori “Gli angeli della Piana”.





