I ragazzi Severi hanno donato 120 giubbotti retroriflettenti ai migranti

ROSARNO – La raccolta di fondi organizzata dall’Istituto omnicomprensivo “F. Severi” di Gioia Tauro, per l’acquisto di 120 giubbotti retroriflettenti da consegnare ai migranti della Piana, è andata a buon fine. Nella mattinata di oggi, una delegazione di studenti, accompagnati dal dirigente scolastico Giuseppe Gelardi e dai professori Silvio Mantegna, Bruna Corsaro ed Annamaria Foti,  si è recata presso il campo container di contrada “Testa dell’Acqua”, a Rosarno, per effettuarne la consegna, in presenza del primo cittadino medmeo Elisabetta Tripodi, del comandante dei vigili urbani Raffaele Naso e del vescovo della Diocesi di Oppido/Palmi Mons. Francesco Milito .

«I ragazzi del nostro istituto hanno dato testimonianza di grande sensibilità e concretezza di fronte ad un dramma che sta diventando sempre più inaccettabile», con queste parole gli insegnanti del “Severi” hanno inteso ringraziare i loro discenti, intervenuti in prima persona per alleviare, in qualche modo, le sofferenze patite dai migranti.

L’idea di attuare una raccolta fondi per l’acquisto dei giubbini riflettenti è partita dal prof. Silvio Mantegna in seguito alla morte di Diaby Adnamiy, 34enne proveniente dalla Guinea travolto, lo scorso dicembre, da un’auto pirata mentre percorreva, in bici, la Ss18 in direzione Vibo Valentia.

I giubbini retroriflettenti risultano essere indispensabili per rendere più sicura la mobilità dei migranti che da circa un anno preferiscono muoversi in bici sia per recarsi nelle campagne per la raccolta degli agrumi  sia per giungere nel centro storico della cittadina rosarnese per il disbrigo dei servizi personali e che, specialmente al calare della sera,  diventano un pericolo per se stessi e per gli automobilisti che difficilmente riescono ad avvistarli mentre pedalano (anche contromano).

Ecco quindi che per rendere più sicuri gli spostamenti in bici dei migranti è stata fatta partire questa prima raccolta di fondi, portata avanti dai giovani studenti gioiesi, che hanno dimostrato di voler prender parte ad un processo di cambiamento del quale hanno bisogno sia i ragazzi africani che risiedono nei campi d’accoglienza sia le nuove generazioni di calabresi, stanche dello scaricabarile attuato sistematicamente dalle istituzioni di riferimento.

Francesco Comandè