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I libri oltre le sbarre: a Taurianova la riflessione sulla redenzione raccontata in “Fuga dall’inferno”

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La cultura non cancella le colpe, non sostituisce la giustizia e non riscrive il passato. Può, però, cambiare lo
sguardo con cui una persona si confronta con sè stessa, con gli altri e con il mondo. Può aprire crepe nelle
certezze più radicate, mettere in discussione convinzioni sedimentate e restituire significato a un’esistenza
segnata dalla violenza. È in questo spazio, complesso e delicato, che si colloca Fuga dall’inferno. La
redenzione letteraria di Gianfranco Ruá, il libro di Arcangelo Badolati pubblicato da Luigi Pellegrini Editore,
che esplora il potere della lettura e la possibilità di una trasformazione interiore anche dentro le mura di un
carcere.
Al centro del volume c’è la storia di Gianfranco Ruá, boss calabrese condannato all’ergastolo, che attraverso
l’incontro con i grandi della letteratura intraprende un percorso di riflessione destinato a mettere in
discussione il proprio modo di guardare alla vita. Da Ariosto a Goethe, da Tasso a Milton, passando per
Kafka, Proust, Spinoza, Epitteto e Schopenhauer, i classici diventano interlocutori silenziosi ma potenti,
compagni di un cammino nel quale le parole si trasformano in occasioni di confronto, consapevolezza e
ricerca interiore.
Non si tratta di una storia che cancella il passato o alleggerisce il peso delle responsabilità. Ruá non è un
collaboratore di giustizia e il percorso raccontato nel libro non coincide con il pentimento giudiziario né
viene presentato come una strada finalizzata a ottenere benefici penitenziari. Continua a scontare in
carcere le condanne all’ergastolo. È proprio questa distinzione a rendere la sua vicenda particolarmente
significativa: può esistere una forma di redenzione che non coincide con la riconquista della libertà fisica,
ma nasce da un cambiamento della coscienza?
È una domanda che attraversa le pagine del libro e invita a riflettere sul rapporto tra colpa, responsabilità,
conoscenza e dignità umana. La letteratura non assolve e non giudica al posto della giustizia, ma può offrire
strumenti per comprendere gli errori commessi, riconoscere il valore della vita e interrogarsi sulle
conseguenze delle proprie azioni.
Un passaggio significativo di questo percorso è rappresentato dalla laurea conseguita da Ruá in Scienze
dell’Educazione e dei processi formativi all’Università di Parma, con il massimo dei voti. La sua tesi,
intitolata Elogio del testo: dare significato al tempo attraverso i libri e la lettura, restituisce già nel titolo il
senso di un’esperienza nella quale lo studio e la conoscenza diventano occasioni per dare una direzione
diversa al tempo trascorso in carcere.
Ne emerge una narrazione intensa, in cui la poesia e il pensiero filosofico accompagnano un uomo che ha
conosciuto le spirali della violenza e che, attraverso i libri, si misura con la propria storia. Gli autori
diventano presenze familiari, voci con cui dialogare, strumenti per esplorare le contraddizioni dell’esistenza
e provare a ritrovare, senza negare il male compiuto, una diversa consapevolezza di sé.
TauriaNoir, la letteratura incontra il tema della dignità umana
È stato proprio questo intreccio tra cultura, responsabilità e possibilità di cambiamento il filo conduttore
dell’appuntamento di TauriaNoir, la rassegna ideata e curata dall’associazione Parallelo 38 in collaborazione
con la libreria Accardi.
L’incontro si è svolto sabato 17 ottobre 2026 nella suggestiva cornice della Chiesa degli Artisti di Santa
Lucia, a Taurianova, offrendo al pubblico un’occasione di approfondimento su un tema che supera i confini
della vicenda individuale per interrogare la coscienza collettiva.
Ad aprire l’iniziativa è stata Emanuela D’Eugenio, presidente dell’associazione Parallelo 38, che ha
richiamato la straordinaria portata civile, sociale e culturale dell’opera. Un libro capace di affrontare
questioni difficili e di stimolare una riflessione sul ruolo della cultura nella società e nella vita delle persone.

Il sindaco di Taurianova, Domenico Romeo, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa, ringraziando l’autore
per il contributo culturale offerto alla comunità. Nel suo intervento ha evidenziato come la cultura, oltre a
rappresentare un volano di sviluppo, possa favorire la nascita di sinergie e occasioni di crescita condivisa.
A seguire, Serafina Grillo, responsabile della biblioteca comunale, ha rimarcato il valore della biblioteca
quale presidio culturale e motivo di orgoglio per la città di Taurianova, sottolineando implicitamente
quanto sia importante garantire spazi di accesso alla conoscenza e alla lettura.
A moderare l’incontro è stata Mariagrazia Arceri, mentre il dialogo con l’autore è stato affidato all’avvocata
Giovanna Francesca Russo, Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale. Un
confronto che ha permesso di approfondire la storia narrata nel volume anche attraverso la prospettiva dei
diritti, soffermandosi sulla dignità della persona detenuta e sul ruolo che la cultura può assumere nei
percorsi di cambiamento individuale.
A rendere ancora più suggestiva l’atmosfera sono state le letture di Titti Mileto, accompagnate al
pianoforte da Antonio Ruoppolo. Parole e musica si sono intrecciate, dando voce alle riflessioni e alle
emozioni evocate dal libro e trasformando la presentazione in un momento di ascolto e partecipazione.
L’incontro di Taurianova ha riportato al centro una questione che riguarda non soltanto il carcere, ma
l’intera società: quale spazio può avere la cultura nella ricostruzione dell’identità di una persona? E fino a
che punto i libri possono contribuire a modificare il modo in cui si guarda al proprio passato e alle proprie
responsabilità?
Fuga dall’inferno non offre risposte semplici e non pretende di trasformare la lettura in una scorciatoia
verso l’assoluzione. Racconta, piuttosto, la possibilità di un confronto profondo con se stessi, nel quale la
conoscenza diventa occasione di consapevolezza e il tempo può assumere un significato diverso.
Perché la libertà non è soltanto una condizione fisica, ma anche una conquista interiore. E se un libro non
può cancellare il male compiuto, può forse aiutare a comprenderlo, a guardarlo senza sottrarsi alle sue
conseguenze e a riconoscere il valore di ciò che la violenza ha negato.
Anche dietro le sbarre, dove il tempo sembra immobile e il passato non può essere riscritto, le parole
possono aprire una porta. Non verso l’oblio delle colpe, ma verso una più profonda consapevolezza di sé.
Numeroso e attento il pubblico presente, tra cui autorità civili, religiose e militari e i rappresentanti delle
associazioni presenti sul territorio.