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I drusi tra guerra e identità: la fragile tregua nel sud della Siria

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Druze clergymen attend the funeral of some of the 12 children and teens killed in a rocket strike at a soccer field at the village of Majdal Shams, in the Israeli-annexed Golan Heights, Sunday, July 28, 2024. It's the deadliest strike on an Israeli target along the country's northern border since the fighting between Israel and the Lebanese militant group Hezbollah began. (AP Photo/Leo Correa)

La mattina di mercoledì 16 luglio, gli scontri tra le forze governative siriane e i combattenti drusi locali hanno provocato la morte di 248 persone. La comunità drusa, come altre minoranze, nutre profonda diffidenza nei confronti del governo del presidente ad interim Ahmed al-Sharaa, nonostante le promesse di protezione.

La provincia meridionale di Sweida è da tempo sotto il controllo delle milizie druse, che hanno resistito alle pressioni per arruolarsi nelle forze di sicurezza statali. I drusi sono una comunità religiosa del Medio Oriente, caratterizzata da forti regole identitarie: non è possibile convertirsi alla loro fede, né rientrarvi una volta abbandonata. I matrimoni con persone non druse sono vietati. I testi sacri sono accessibili solo a un ristretto gruppo di iniziati, che partecipano alle cerimonie religiose. Per questo, la comunità è spesso percepita come riservata e chiusa.

Pur essendo culturalmente e linguisticamente arabi, molti drusi si identificano prima di tutto come drusi e solo in secondo luogo come arabi. Si definiscono “Mowahhidun”, ovvero monoteisti. Il nome “drusi” deriva da Nashtakin al-Darazi, un predicatore che nel 1017 si separò dai califfi fatimidi d’Egitto e si rifugiò in Libano. Tuttavia, secondo molti studiosi, il vero fondatore della religione fu Hamzah Zouzanī, iraniano dell’est noto come “Labbād”.

In Iran esiste una piccola minoranza drusa che vive in segreto nelle regioni occidentali del Paese.

I drusi credono in un Dio unico ed eterno, al di sopra della comprensione umana. La loro religione, derivata dall’ismailismo, fonde elementi islamici, cristiani e filosofici. Credono nella reincarnazione: l’anima, dopo la morte, si trasferisce in un altro corpo. Al posto dei precetti tradizionali come preghiera e digiuno, osservano sette doveri morali, tra cui l’onestà, l’aiuto reciproco, il rifiuto del male e la sottomissione alla volontà divina. Il culto è segreto e riservato ai druidi, con riunioni liturgiche che si tengono il giovedì sera.

Si stima che nel mondo vi siano circa 1,5 milioni di drusi, distribuiti principalmente tra Siria, Libano, Israele e Giordania.

Nel 1925, i drusi furono protagonisti della rivolta contro l’occupazione francese in Siria, rifiutando la creazione di uno stato druso. Nel 1948, raggiunsero un accordo con Israele, accettando il servizio militare obbligatorio in cambio di alcuni privilegi.

Recentemente, le forze governative siriane hanno represso i drusi con il pretesto di evitare scontri settari a Sweida, in seguito alla diffusione di una registrazione audio – poi rivelatasi falsa – in cui un leader druso avrebbe insultato Maometto.

In risposta, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato attacchi contro le forze siriane e i depositi di armi nella zona, temendo che potessero essere usati contro la comunità drusa. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito diversi carri armati per impedire l’avanzata verso Sweida, definendo l’operazione “un chiaro avvertimento al regime siriano”.

Il presidente ad interim Ahmed al-Sharaa, temendo il ritiro del sostegno da parte di Donald Trump e degli Stati Uniti, ha dichiarato: “Non ho paura della guerra, ma gli interessi della Siria e del popolo sono più importanti per me”. Ha quindi scelto di non oltrepassare le linee rosse fissate da Israele e dagli accordi di Abramo, cercando di mantenere una fragile stabilità.