Giovani e dipendenze: un dovere aiutarli

A Palmi un incontro dibattito promosso dal Lions Club, sulle dipendenze da alcol, gioco e Internet

Il 47,3% degli studenti tra i 14 e i 17 anni ha fatto uso di tabacco, e l’11% fuma abitualmente, il 34,2% ha usato almeno una volta una sostanza psicoattiva illegale e 700mila minorenni, nel 2018, hanno giocato d’azzardo almeno una volta.

Sono dati allarmanti che ci danno la misura di quanto i più giovani siano coinvolti in quel circolo che, se non controllato, diventa vizioso e genera delle dipendenze.

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E ancora più significativi sono i dati sull’utilizzo delle nuove tecnologie e di Internet: sono oltre 300mila, in Italia, i giovani che dichiarano di essere dipendenti dal web e dalle nuove tecnologie, nate per avvicinare e diventate – in alcuni casi – strumenti di alienazione.

Le nuove e vecchie dipendenze dei giovani sono state al centro di un incontro-dibattito promosso dal Lions Club di Palmi e patrocinato dal Comune, che si è svolto nella Sala Convegni dell’Hotel “Stella Maris”.

Ha aperto i lavori Carmelo Ciappina, presidente del Lions Club di Palmi, che ha introdotto i saluti del sindaco di Palmi Giuseppe Ranuccio e del Presidente dell’VIII Circoscrizione Lions, Giuseppe Naim.

La conduzione del dibattito è stata affidata alla professoressa Marzia Duse, direttore della cattedra di Pediatria all’Università di Roma “La Sapienza”.

«Quando si parla di dipendenza dal web e dalle nuove tecnologie – ha detto Duse – non dobbiamo dimenticare che i nostri giovani non hanno ricevuto una preparazione adeguata in merito all’uso di questi strumenti perché chi avrebbe dovuto istruirli, ovvero noi adulti, non ne sapeva abbastanza. Oggi che anche noi ne sappiamo un po’ di più – ha proseguito – dovremmo intervenire sulla loro educazione, perché i loro comportamento di oggi, saranno i comportamenti della società del futuro».

Ha quindi preso la parola Domenico Minasi, direttore dell’UOC di Pediatria al GOM “Bianchi-Morelli” di Reggio Calabria. Minasi ha relazionato su “Alcol e adolescenza: cos’è importante sapere”.

«Il consumo di alcol è ormai un problema che da diverso tempo interessa l’intera Europa, e rappresenta il terzo fattore di rischio nella salute – ha spiegato Minasi – L’alcol crea una dipendenza maggiore di quella creata da cannabis ed eroina ed il suo consumo irresponsabile sta diventando sempre più dannoso».

Basti infatti pensare che il primo bicchiere di alcol viene consumato, nel 27,3% dei casi, tra i 6 e gli 11 anni. I motivi che spingono i giovani ad avvicinarsi all’alcol sono vari, così come vari sono i luoghi in cui avviene in consumo di alcol: bar, pub, enoteca, in strada.

«Allarmanti sono le nuove mode che spopolano tra i più giovani – ha proseguito Minasi – e tra queste cito il binge drinking, ossia la tendenza a consumare diverse bevande alcoliche in un arco temporale ristretto; l’alcolpops, quelle bevande che apparentemente non sono alcoliche ma che attraggono i giovani per il loro packaging accattivante; il pub crawl, una sorta di tour nei pub della città in una sera durante la quale si consuma un alto quantitativo di alcolici; il drelfie, ossia la moda di farsi fotografare ubriachi per postare la foto sui social a caccia di like, e l’eyeballing, il consumo di alcol attraverso le cavità oculari».

È quindi intervenuto il professore Alberto Giovanni Ugazio, direttore dell’Istituto per la Salute all’Ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma, che ha parlato delle ludopatie.

«Partiamo da un dato: il 52% dei minorenni gioca d’azzardo, sia in sala che online – ha esordito Ugazio – Scommettono su match sportivi, giocano al gratta e vinci ed alle slot. Negli ultimi tempi è aumentato in maniera considerevole il numero degli scommettitori online in età adolescenziale, e per questo motivo l’équipe del Bambino Gesù, insieme alla Caritas di Roma, ha ritenuto di pubblicare una guida per adulti, genitori, educatori, docenti, affinché sappiano affrontare al meglio il problema».

Il professore Ugazio ha quindi spiegato che esistono delle campane d’allarme che ci aiutano a capire se siamo davanti ad un adolescente con ludopatia. «Un docente noterà un certo calo nel rendimento scolastico – ha spiegato – una perdita di hobby, un cambio d’umore, un aumento del numero di assenze a scuola. Noi adulti possiamo e dobbiamo fare tanto per aiutare i nostri ragazzi: esiste una cura, ed è prevalentemente la psicoterapia, un percorso che deve coinvolgere la famiglia e gli amici dell’adolescente affetto da ludopatia».

A seguire, Antonello Posterino, amministratore unico di Webgenesys, azienda che fornisce servizi e prodotti ad alto contenuto tecnologico, si è soffermato sull’utilizzo distorto delle nuove tecnologie che, se non dominate, finiscono per dominarci, creando dipendenza.

«Anche in questo caso la portata del fenomeno è data dai numeri: oltre 300mila ragazzi che hanno tra i 14 ed i 19 anni sono connessi ad Internet – ha spiegato Posterino – Sono ragazzi che sviluppano una vera e propria dipendenza da internet, dal gaming, dai social network, che spesso lo fanno a discapito anche della propria vita reale e di relazione, rischiando di isolarsi e “perdere il treno” della propria adolescenza».

Internet e le nuove tecnologie affascinano non solamente i più giovani, ma anche gli adulti, sempre più spesso possessori di smartphone o tablet connessi alla rete.

«Farsi prendere dalle nuove tecnologie ha delle conseguenze negative non solo per la nostra vita sociale, ma soprattutto per la nostra psiche – ha concluso Antonello Posterino – Quando parliamo di nomofobia, ring anxiety, phubbing, ci riferiamo a tre degli effetti della dipendenza dalle nuove tecnologie, che comportano un impoverimento delle relazioni interpersonali, dei cambiamenti dell’umore, un’alterazione della percezione del tempo, problemi fisici».

L’invito è stato quello di un utilizzo più consapevole delle nuove tecnologie.

Il dibattito è proseguito con gli interventi del dottore Vincenzo Guarnaccia e della dottoressa Valeria Surace dell’Asp di Reggio Calabria, che hanno illustrato un progetto dell’Azienda reggina, “Fate il nostro gioco”, volto a comprendere i motivi che portano a giocare d’azzardo.