Gioia: in nove chiedono a Pedà di dimettersi

Ma il sindaco replica: "vado avanti tranquillo rispettando il mandato popolare ricevuto"

Nove consiglieri comunali gioiesi hanno sottoscritto ieri un documento per chiedere le dimissioni del sindaco Pedà.

L’atto, protocollato in tarda mattinata, è stato firmato da Alessandro Cavallaro, Anna Tomaselli, Gessica Raco, Cristian Guerrisi, Rosario Schiavone, Renato Bellofiore, Aldo Alessio, Francesca Altomonte e Giuseppe Zappalà. Il gruppo che al momento ha la “maggioranza” in consiglio ha chiesto «al sindaco di prendere atto che non vi sono più le condizioni politiche affinché anche nelle prossime settimane si possa ricostruire una nuova maggioranza a sostegno dell’attuale amministrazione e pertanto lo invita a rimettere il proprio mandato elettivo nelle mani del Prefetto perché la città possa rapidamente tornare al voto senza rischiare un lungo commissariamento». L’unico esponente dell’opposizione a non aver firmato il documento è Salvatore Larosa.

Il sindaco Pedà ha bollato la richiesta come «una caduta di stile» e ha aggiunto: «vado avanti tranquillo rispettando il mandato popolare ricevuto. Mi rifiuto infatti di credere che simili manovre servano per permettere a qualcuno di contrattare da una posizione di forza. E se anche fosse io non tratto con nessuno e non faccio incontri privati. Per cui, oltre che scorretti, simili tentativi risulterebbero sicuramente inutili». Il primo cittadino ha sfidato i sottoscrittori del documento a sfiduciarlo in aula: «in democrazia i consiglieri hanno la facoltà di presentare una mozione di sfiducia motivata e determinare eventualmente con il proprio libero voto la fine anticipata della consiliatura. Perché non lo fanno? E perché Alessio, che fino a ieri denunciava limiti nella costruzione del consenso intorno alla mia candidatura, oggi fa squadra proprio con gli eletti venuti fuori da quelle liste che tanto biasima?».

Pedà ha invitato tutto il consiglio comunale «a ritrovare un senso di responsabilità chiaramente smarrito» e ha un’ultima stoccata: «Non c’è politica in tutto quello che sta accadendo – ha detto – ma di sicuro ci sono personalismi esasperati e passioni giovanili alimentate da pochi volponi che non hanno ancora accettato il prepensionamento anticipato».

Tra pochi giorni lo scontro dovrebbe spostarsi in aula. Dopo il consiglio comunale aperto di martedì prossimo, il presidente Bagalà fisserà la data della nuova seduta che potrebbe anche essere l’ultima di questa consiliatura.