Effetti del lockdown sul commercio locale: l’associazione “Philene” al fianco dei lavoratori

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Da quando la Calabria è stata dichiarata zona rossa, le coscienze collettive dei piccoli paesi hanno iniziato a prendere forma e a dare voce ai loro bisogni, con o senza l’appoggio delle Istituzioni. 
 
Succede anche a Cittanova, in cui nelle proprie attività, come il centro estetico Lady Vintage, vengono affisse sulle vetrine dei cartelloni di protesta “No a questo lockdown illegale”, “Noi non ci stiamo”. 
 
Stefania Raso, cittadina e lavoratrice cittanovese, dichiara: «Dovevamo essere tutelati e protetti da coloro che ci conoscono personalmente. Dovevano venire nei negozi e darci la disponibilità ad aprire e rispettare il nostro lavoro. La nostra voglia è quella di avere una stretta collaborazione con il nostro sindaco, avere un appoggio ed essere sempre affiancati dall’amministrazione comunale».
 
«Sono arrabbiata ed indignata per il silenzio da parte di persone che invece, potrebbero indirizzarci su come muoverci. Sono arrabbiata ed indignata dal modo in cui siamo trattati. Sono arrabbiata ed indignata dal modo in cui i ristoratori sono stati ignorati. Sono arrabbiata ed indignata, perché a nessuno interessa se io, o chiunque abbia chiuso un’attività ingiustamente, stasera avrà un pezzo di pane sul tavolo», continua la signora Raso.
 
«Perché chi si trova oggi con il negozio chiuso, con le tasse che sarà obbligato a pagare, con le bollette e, se dovessero iniziare a fare anche le multe per una boccata d’aria fresca, non metterà forse a repentaglio la propria dignità (da lavoratore onesto che è sempre stato) per chiedere l’elemosina», conclude.
 
Mariagrazia Sergi, lavoratrice del settore oggettistica, sostiene: «Il mio settore era già stato colpito dal precedente DPCM, da oltre 15 giorni riceviamo solo disdette d’ordine. Con l’inserimento della Calabria in “zona rossa” si è decretata la nostra fine. Senza gli aiuti programmati e soprattutto il fondo perduto di sostentamento per le aziende, negozi e lavoratori autonomi costretti a non lavorare per il lockdown non riescono ad andare avanti. Vogliamo la certezza dell’annullamento delle tasse e dei contributi per l’ultimo trimestre 2020. Senza una lotta al nostro fianco da parte di rappresentanti di categoria e amministratori locali siamo costretti al fallimento. Non abbiamo più le forze né le risorse per dare ulteriore ossigeno alle nostre attività».
 
L’associazione “Philene” ha deciso, sin da subito, di appoggiare i e le commercianti. 
 
Ed ha deciso di farlo perché, come gli esponenti del gruppo dicono: «Siamo tutti parte di una lotta comune, nessuno ne resta fuori, ed è giusto schierarsi sempre dalla parte della verità e della giustizia sociale, senza paure e sempre con dignità, che contraddistingue tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici. È arrivato il momento di ridare un riscatto all’intero sistema sanitario calabrese, che ad oggi, per gli errori passati, non è in grado di reggere una pandemia globale. È arrivato il momento che il popolo calabrese venga ascoltato, con responsabilità, impegno e dedizione. Non ci interessa sapere precisamente chi ha fatto cosa, vogliamo solo che la nostra terra sia in grado di ospitare ancora i propri figli e, quest’ultimi, devono essere guidati da una classe dirigente degna di essere chiamata tale.  La soluzione al tutto, non può e non deve essere, per la seconda volta, la chiusura delle attività. È arrivato il momento di un vero e proprio piano pandemico, che noi cittadine e cittadini pretendiamo. Solidarietà a tutti i lavoratori e le lavoratrici, siamo con voi».