Sebbene oggi San Valentino sia associato a immagini di cuori rossi, rose e regali romantici, le sue radici risalgono alle antiche celebrazioni romane, che non avevano nulla a che fare con l’amore romantico in senso moderno. Esse erano piuttosto legate a concetti come la fertilità, la rinascita e l’accoppiamento.
Una delle feste romane più importanti collegate a San Valentino, e parte integrante della storia di questa ricorrenza, erano i Lupercalia. Si svolgevano a metà febbraio, in coincidenza con l’inizio della primavera, in onore del dio della fertilità Luperco. I Lupercalia comprendevano rituali specifici volti a garantire la fertilità del bestiame e degli esseri umani. La festa, che si teneva tra il 13 e il 15 febbraio, rendeva omaggio anche a Fauno, dio dell’agricoltura e della fertilità, e ai leggendari fondatori di Roma, Romolo e Remo. “Dopo l’ufficializzazione del cristianesimo a Roma, la Chiesa proibì le antiche festività romane e, in seguito, la festa di Lupercalia fu sostituita da San Valentino.
Nel III secolo d.C., l’imperatore romano Claudio riteneva che gli uomini non sposati fossero guerrieri migliori; per questo motivo il matrimonio era proibito ai soldati romani. Tuttavia, un sacerdote di nome Valentino celebrava segretamente matrimoni tra i soldati. Per questa ragione fu infine giustiziato e in seguito venerato come martire dell’amore.
Nell’antico Iran, già prima di questa storia, si celebrava una giornata dedicata all’amore chiamata Sepandar Mazgan. Nell’antico calendario iraniano, ogni mese era composto da trenta giorni, ciascuno con un nome proprio. Ad esempio, il primo giorno era chiamato “Ahura Day”, il secondo “Bahman Day” (pensiero e salute), il terzo “Ardi Behesht”, che rappresenta la massima onestà e purezza, il quarto “Shahrivar”, simbolo della regalità ideale, e il quinto giorno era chiamato “Sapandar Maz”.
“Sapandar Maz” è infatti il nome della terra e significa “colei che si diffonde, umile e pura”. La terra è simbolo d’amore perché, con umiltà e senza aspettative, dona amore a tutti, guarda tutti allo stesso modo, non fa distinzioni tra bello e brutto e, come una madre premurosa e devota, accoglie tutti nel suo grembo colmo di bontà, benedizioni e amore, prendendosi cura di loro. Per questo motivo, nella cultura e nella letteratura dell’antico Iran, il Sepandar Maz è simbolo di amore e gentilezza.
In questo giorno, gli iraniani si amavano, si ringraziavano e si apprezzavano reciprocamente. Le donne facevano doni ai mariti in segno di rispetto e amore, mentre gli uomini onoravano le figlie e le mogli, mettendole simbolicamente sul trono, ascoltando i loro desideri e dimostrando il proprio affetto con regali.
Oggi, in alcune regioni, invece del quinto giorno del mese di Sepandar Maz, il ventesimo giorno del mese di Bahman è considerato il giorno della celebrazione di Sepandar Mazgan. Sepandar è anche il guardiano della terra e, poiché la terra, come le donne, svolge un ruolo fondamentale di fertilità e fecondità nella vita umana, la festa di Esfandagan viene celebrata in onore delle donne. Da tempo, gli iraniani chiamano questa giornata anche “Festa della Donna” e “Festa della Mamma”.
Il nome di questa festa è composto da due parti: “Sapandarmaz” e “Gan”. “Sapandarmaz” significa “pura e santa umiltà” nell’antica lingua iraniana e deriva da “Sapandeh Armeiti”, uno dei compagni di Ahura Mazda nello zoroastrismo, simbolo di amore, tolleranza, umiltà e guardiano della terra. Il suffisso “Gan” significa “celebrazione”. Pertanto, Sepandarmazgan significa “celebrazione della pura e santa umiltà”, riflettendo pienamente lo spirito e la natura di questa ricorrenza.
Uno dei rituali più interessanti che si svolgevano durante il Sepandar Mazgan era la celebrazione del Mardghiran o Mozhdghiran, durante la quale le giovani donne avevano la possibilità di scegliere il proprio futuro sposo. Questo rituale dimostra che nell’Iran, le donne godono di una significativa libertà nella scelta del coniuge.
La storia della giornata dell’amore e del rispetto per le donne in Iran è quindi antecedente a San Valentino. Anche il nome del paese Iran, che in persiano significa “terra degli Ariani”, è considerato un nome femminile: gli iraniani chiamano infatti il loro paese “Iran Banu” (Signora Iran), e il simbolo dell’Iran è rappresentato come una donna e una madre.
Nonostante ciò, ogni anno gli iraniani celebrano anche San Valentino come Giornata internazionale dell’amore, scambiandosi regali. Quest’anno, in segno di rispetto e amore per i recenti martiri della rivoluzione nazionale iraniana contro il regime islamico, e su richiesta del principe Reza Pahlavi, iraniani provenienti da tutto il mondo si riuniranno a Monaco per una manifestazione, al fine di rendere omaggio ai caduti che hanno amato l’Iran e di esprimere al mondo la loro protesta contro il regime iraniano.




