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Crisi a Gioia: i consiglieri di maggioranza non escludono il ritorno al voto

I sette consiglieri di maggioranza hanno dichiarato: "meglio tre mesi di commissariamento per ridare subito alla città la possibilità di scegliere, anzichè subire tale scempio"

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Il corpo forestale al comune di Gioia Tauro
comune di Gioia Tauro

In attesa della convocazione del prossimo consiglio comunale le possibilità di risolvere la crisi all’interno della coalizione che guida la città di Gioia Tauro dal giugno del 2015, diventano sempre di meno.

Pochi minuti fa i sette consiglieri che avevano chiesto la revoca delle deleghe all’assessore Toscano e la verifica in consiglio dell’azione politico – amministrativa hanno diffuso una dura nota in cui per la prima volta prospettano la possibilità di un ritorno al voto la prossima primavera.

“Se richiedere la convocazione del consiglio comunale – scrivono i capigruppo di Forza Italia, Alternativa per Gioia, Area Popolare, Fratelli d’Italia e Pro Quartieri – vuol dire ‘ricattare’ il Sindaco, Pedà ha perso il lume della ragione o forse pensa di aver trovato il modo più semplice per scaricare le sue scelte scellerate. Che il Sindaco fosse stanco di affrontare i problemi della città – si legge ancora – non è un mistero, lo aveva detto e ridetto più volte pubblicamente, ma se il primo cittadino e il suo braccio destro pensano di far ricadere su noi consiglieri le responsabilità della crisi della sindacatura no, noi non ci stiamo”.

“Caro Sindaco – scrivono nella nota i sette consiglieri – se vuoi che il tuo mandato finisca qui la colpa non è nostra, ma tua e del tuo braccio destro, assumitene le responsabilità. Non si governa chiusi “a due” nel segreto; non si assumono arbitrariamente scelte politiche che impegnano all’esterno senza consultare i consiglieri espressione politica di quella città per cui oggi governi; non si fa politica a colpi di articoli di carta stampata facendo finta di non accorgersi che le notizie arrivano prima ai giornali che agli organi preposti; non si può perseguire una politica votata alla provocazione al prezzo di sacrificare città e cittadini, com’è avvenuto in occasione delle elezioni della città metropolitana o della polemica con Mct che sta mettendo a rischio più di 400 posti di lavoro”.

I consiglieri rimproverano a Pedà di non aver affrontato la crisi causando un blocco dell’attività amministrativa: “Anziché giocare a braccio di ferro con la maggioranza – scrivono ancora – perché il sindaco non ha pensato di risolvere la crisi di giunta che sta attraversando il suo esecutivo immobilizzandolo da quasi un mese non certo per colpa dei consiglieri? Di fronte al tentativo del traghettamento in sordina della città dal centrodestra all’estrema sinistra, operato da un assessore non eletto con l’appoggio apparente del Sindaco, si è reso necessario convocare un consiglio comunale al fine di bloccare il tentativo di ribaltare le scelte espresse dai cittadini gioiesi nel giugno scorso sia in ordine all’identità politica della coalizione di governo, che sui loro rappresentanti. Dunque non un ricatto, ma un dovere dei consiglieri per onorare il voto ricevuto dai loro elettori”.

E alla fine della nota viene prospettato il ritorno al voto: “Diversamente, meglio tre mesi di commissariamento per ridare subito alla città la possibilità di scegliere, anzichè subire tale scempio. Che il Sindaco e il suo assessore si assumano davanti alla città la responsabilità di questo modo assurdo di fare politica, senza contare sul ‘finto martirio’ nella speranza di traghettarsi insieme verso esperienze politiche più fortunate, la città ha capito da tempo chi sono i veri complottisti”.