Cittanova: due denunce dei Carabinieri. Praticavano l’uccellagione.

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Riceviamo e pubblichiamo:

CITTANOVA – In due distinte operazioni effettuate nei giorni scorsi, agenti dei Comandi Stazione di Cittanova, coadiuvati dai colleghi dei Reparti di Giffone e San Giorgio Morgeto, in attuazione dei servizi di prevenzione generale e di tutela della fauna selvatica disposti dal Comando Provinciale, in località “Catena” e “Vasia”, in agro del comune di Cittanova, hanno bloccato due soggetti, C.A. di anni 52 anni e R.G. di anni 44, entrambi del luogo, mentre esercitavano l’uccellagione con l’impiego di reti, attività questa vietata dalla vigente normativa.

Tale attività risulta purtroppo ancora diffusa in tutta l’area pedemontana a ridosso della Piana di Gioia Tauro. La tecnica utilizzata per la cattura è molto semplice, ma altrettanto efficace, e consiste nella realizzazione lungo i crinali boscati, soprattutto boschi di leccio o castagno, di corridoi, larghi anche una decina di metri, ottenuti mediante il taglio delle piante.

In prossimità della parte finale del corridoio il bracconiere realizza una postazione, dove, con l’ausilio di canne o verghe, colloca verticalmente la rete, di colore scuro perché sia invisibile, che sbarra l’uscita. I volatili, che si spostano principalmente all’alba, alla ricerca di cibo, ed al tramonto, per trovare un posto dove trascorrere la notte, percorrono a velocità tali corridoi rimanendo impigliati nella rete. Al momento dell’impatto, il bracconiere chiude la rete, avvicinando le canne, senza lasciare alcuna possibilità di fuga ai volatili rimasti impigliati. In seguito, quando sono ancora impigliati all’interno della rete, gli uccelli vengono uccisi in maniera cruenta mediante schiacciamento della testa o rottura delle vertebre del collo, con la pressione esercitata contemporaneamente con il pollice e l’indice della mano.

I  due soggetti sono stati deferiti, in stato di libertà, alla competente Autorità Giudiziaria ed è stata contestata loro la violazione della normativa sulla caccia, nonché, a seguito dell’attività peritale effettuata dal medico veterinario reperibile dell’Azienda Sanitaria Provinciale, il maltrattamento di animali, considerate le barbare modalità con cui erano stati uccisi gli uccelli. E’ in corso di accertamento la possibilità che, secondo quanto sancito da recenti sentenze della Corte di cassazione, venga loro contestato anche il reato di furto venatorio.

Nel contempo sono state poste sotto sequestro penale complessivamente 6 reti e 15 esemplari di avifauna appartenenti anche a specie protetta.
In considerazione dei risultati operativi raggiunti, è stata gia disposta l’intensificazione dei servizi di prevenzione e repressione in tutto il comprensorio potenzialmente interessato da tale pratica illegale che determina un notevole ed indiscriminato danno alla fauna selvatica oltre che ingenti proventi illeciti a chi dovesse porre in vendita la fauna così catturata.