HomeAmbienteChiusura discarica di Melicuccà, avv. Saffioti: «Non tutto è perduto»

Chiusura discarica di Melicuccà, avv. Saffioti: «Non tutto è perduto»

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Abbiamo chiesto un parere legale all’avvocato Pasquale Saffioti in merito al rigetto del ricorso urgente presentato dal Comune di Palmi al TAR per la chiusura della discarica di Melicuccà:

Il Comune di Palmi ha impugnato innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale di Reggio Calabria una serie di atti, tra i quali l’ordinanza di apertura della discarica di Melicuccà del Sindaco f.f. della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Vari i profili di illegittimità sollevati avverso proprio quest’ultimo provvedimento.
Contestualmente con domanda cautelare ha chiesto al Presidente del Tribunale di disporre una misura cautelare provvisoria ai sensi dell’art. 56 c.p.a., reputando sussistenti i presupposti di estrema gravità ed urgenza tali da non consentire neppure la dilazione fino alla data della Camera di Consiglio.

Proprio su quest’ultima richiesta è giunto il celere provvedimento di rigetto presidenziale ed è su questo che è opportuno operare alcune precisazioni.

È vero che si è trattato di un rigetto, ma limitato alla richiesta di intervento cautelare monocratico che la norma rende possibile al ricorrere di determinati e rigorosi presupposti e supportato da motivazioni che non intaccano e pregiudicano minimamente le ragioni che un’intera comunità sta gridando a gran voce.

Il Presidente, infatti, non ha ritenuto infondato il ricorso contro l’apertura della discarica, ma non integrate proprio quelle condizioni di estrema gravità ed urgenza che avrebbero dato fondamento ad un intervento immediato e tali da non poter consentire la dilazione fino alla data della camera di consiglio fissata per il 05.10.2022.

Una lettura obiettiva del Decreto ci consente di cogliere, invece, le reali motivazioni che hanno indotto la Dott.ssa Criscenti, Presidente del Tar di Reggio Calabria, a fissare per la trattazione collegiale la Camera di Consiglio del 05.10.2022.

Le ragioni indicate attengono alla «…complessità e delicatezza delle questioni giuridiche e tecniche prospettate in ricorso…» che, si legge nel provvedimento, «…necessitano di un adeguato approfondimento, nel pieno contraddittorio fra le parti, in sede collegiale…».
Un’evidente esigenza di approfondimento dettata dalla complessità della questione.
In tale data, ci sarà, quindi, spazio per le eventuali deduzioni della Città Metropolitana di Reggio Calabria e degli altri resistenti e controinteressati e, soprattutto, per l’Ente comunale che potrà ulteriormente argomentare le già rilevanti ragioni apparse in ricorso e che in queste settimane stanno determinando la mobilitazione della popolazione preoccupata dall’apertura del sito di Melicuccà.

Su tutte, personalmente farei rientrare tra le più importanti e tra quelle meritevoli di approfondimento innanzi al Collegio, le doglianze che attengono al rischio determinato dall’apertura di una nuova discarica che andrebbe ad appesantire dal punto di vista ambientale dei luoghi già compromessi e dove una discarica non dovrebbe sorgere e all’altrettanto illogica apertura di una nuova discarica senza la previa esecuzione delle operazioni di bonifica dell’intera area.

Stando alle relazioni dell’ISPRA e del CNR, ma non solo, è oramai conclamato, dimostrato e documentato che suolo, sottosuolo e acque sotterranee che scorrono in prossimità del sito di discarica sono contaminate sino a valle della stessa.

Queste acque sotterranee o sacche idriche possono interferire anche se in modo indiretto, con quelle che presumibilmente alimentano la sorgente del torrente Vina.
Questo è quanto messo nero su bianco dal CNR.

Se questa è la situazione, è evidente la non idoneità del luogo prescelto.
Inoltre, quando la nuova discarica sarà piena e verrà impiegata non più soltanto come sito di stoccaggio provvisorio, diverrebbe molto più arduo e difficoltoso, se non impossibile nei tempi celeri richiesti da una situazione già grave dal punto di vista ambientale, provvedere alla completa bonifica di quei luoghi che non può essere limitata soltanto alla prima discarica, se vogliamo definitivamente disinnescare il pericolo costituito dal percolato che persiste nel sottosuolo.

È lì che si annida un concreto, reale ed immediato pericolo per la nostra risorsa vitale quale è l’acqua, cioè la mancata esecuzione della bonifica dell’intero sito ed è anche di questa questione che il Tar di Reggio Calabria si dovrà occupare.
La Città Metropolitana di Reggio Calabria, quindi, desista e faccia di tutto per accelerare le predette operazioni e noi tutti dobbiamo spingere affinché ciò avvenga.

Avv. Pasquale Saffioti

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