Altalenando, il messaggio di Licia Seminara

Gli interventi della rubrica “Altalenando” sono curati dall’Adic, associazione donne insegnanti calabresi
Due sentire diversi nella lirica di Licia Seminara che rispecchiano altrettante tappe fondamentali del suo percorso esistenziale dominato, sì dalla fugacità del tempo e dalla precarietà dell’umano ma caratterizzato anche dall’ansiosa ed intellettuale ricerca di un essere soprannaturale, che non fa morire prima di morire e ti eleva verso sublimi ed eterni campi, al di là del finito e dell’empirico, dell’incertezza e della disperazione, del dubbio e del male.

Ma l’armonia e, nel contempo, la coesione perfetta dei versi sono la testimonianza della non comune dimensione del suo mondo interiore che sa unificare il contrasto, superare il contingente per nobilitare ed elevare l’essenza del vivere, per comprendere la magnificenza del divino.

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«Unica realtà che ferma resta» dice la nostra poetessa, nella caducità e precarietà dell’umano cercare.

Licia Seminara è già vicina a questa grande conquista, e le agavi svettanti verso il cielo ne sono la più vera conferma; «quell’agave sono io, quella mi sento. Io sono in cima ormai e il mio fiore è fiorito».

Allora accogliamo il suo messaggio e proprio in questo momento storico di cupo materialismo e di caduta di molti valori «Cerchiamo Dio» unico porto sicuro, la sola luce che illumina, diciamolo pure, questa nostra travagliata esistenza, unica entità che assieme al sapere ci fa eternare. Cercare Dio e conquistarlo significa non tendere all’isolamento, non chiudersi nel proprio io per parlare con un albero o con un fiore in una isolata campagna, come succede spesso oggi, non far prevalere gli insani istinti egoistici, non vagare come anime sole ed affannate, ma ritrovare i fratelli, godere di stare insieme con gli altri, amare e non odiare, comprendere l’umanità dolente, superare le angosce, la solitudine, perché Dio è vita ed amore ed i suoi più alti messaggi sono quelli della fratellanza e dell’altruismo.

Così scrive Rina Cavallaro nella recensione alla seconda raccolta di liriche “Soliloquio” presentata, nel 1995 presso la sala consiliare del Comune di Cinquefrondi. Da allora molti sono stati i testi pubblicati ed i premi ricevuti, perché la vena poetica di Licia, così amavamo chiamarla noi socie dell’Adic, non si è mai esaurita.

Donna di eccelse virtù, di grande fede e umanità ha fissato la sua residenza a Gioia Tauro, facendo opera di volontariato e collaborando con varie associazioni culturali della Piana ed in modo particolare con l’Associazione donne insegnanti calabresi di cui è stata e sarà sempre socia onoraria, battendosi, tra l’altro, per la parità femminile. E non solo, con tutte ella ha creato un vero sodalizio culturale partecipando alle varie manifestazioni, perchè desiderosa di diffondere il sapere e non c’è stato un momento della vita della socia Adic di gioia o di dolore a cui Licia non abbia fatto sentire la sua fattiva presenza e quindi su di lei tutte le componenti hanno scritto: osservazioni, riflessioni, pensieri tra queste Imelde Scidone, Francesca De Luca, Pina Sofia, Milena Marvasi, Lavinia Strangi, Mimma Sturniolo ed altre che per ragioni di spazio non è possibile menzionare . Questo ricordo confessa l’attuale Presidente Prof. Mara Ardissone è un atto doveroso dell’Associazione Adic verso la poetessa Licia Pronestì Seminara soprattutto in coincidenza con un alto momento culturale di pubblicazione di una raccolta di liriche anche inedite che la famiglia Seminara ha curato e presentato di recente.
rc

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